L’esposizione a lungo termine di agenti inquinanti ha impatto sul declino neurologico.
Aumentando il rischio di Parkinson, malattia di cui oggi nel mondo soffrono 6 milioni di persone.
Le molecole tossiche viaggiano nell’aria, penetrano in profondità nei polmoni e si insinuano direttamente nel flusso sanguigno. Possono raggiungere il cervello anche in modo diretto, attraversando l’epitelio olfattivo (il rivestimento della cavità nasale) e risalgendo lungo il nervo olfattivo fino alle strutture profonde del cervello.
Agiscono come irritanti fisici persistenti, scatenano neuroinfiammazione cronica e stress ossidativo a livello cellulare danneggiando i neuroni dopaminergici coinvolti nella malattia di Parkinson negli individui geneticamente predisposti.
Le particelle aeree possono rimanere sospese nell’aria a lungo e percorrere grandi distanze a partire dal luogo di immissione nell’ambiente. Correnti, venti, maree, conformazione del territorio sono determinanti per comprendere come e dove si depositeranno.
L’Università di Cambridge ha studiato
- PM10 (particolato grossolano) polveri sottili costituite da particelle di 10 micron di diametro che si depositano nel tratto superiore dell’apparato respiratorio (naso e gola).
- PM2.5 (particolato fine), particelle di 2.5 micron di diametro, più insidioso perchè penetra nei polmoni e raggiunge il flusso sanguigno.
Le loro fonti principali derivano dal traffico (lo sporco stradale, le emissioni dei veicoli, usura di freni, pneumatici e gas di scarico, in particolare dai motori diesel), dal riscaldamento (stufe a legna, a pellet e caldaie a combustibile fossile), dall’industria (processi di combustione, polvere di cantiere, centrali termoelettriche), cause naturali (incendi boschivi, polveri trasportate dal vento ed erosione del suolo).
I risultati hanno mostrato che:
- ogni aumento di 5 microgrammi per metro cubo (μg/m³) di PM2.5 aumenta il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson del 10%;
- ogni aumento di 15 μg/m³ di PM10 lo aumenta fino al 18%.
La misurazione media del PM10 effettuata a bordo strada nel centro di Londra nel 2023 era di 17 μg/m³.
Secondo la teoria dell’accumulo di alfa-sinucleina, il particolato inalato provoca stress ossidativo e neuroinfiammazione cronica. Negli individui con una predisposizione genetica sottostante, l’infiammazione cronica innesca l’accumulo anomalo e tossico della proteina alfa-sinucleina e la distruzione sistematica dei neuroni dopaminergici (che producono dopamina), la principale caratteristica biologica del morbo di Parkinson.
L’inquinamento ambientale aumenta il rischio di insorgenza non solo del Parkinson, ma anche di ictus, demenzala, sclerosi multipla e sclerosi laterale amiotrofica (SLA).
Gli agenti scatenanti non si limitano all’azione del particolato, ma a classi di composti complessi e alle loro interazioni, tra cui il biossido di azoto (NO₂), il monossido di carbonio (CO), il biossido di zolfo (SO₂), l’ozono e la fuliggine.
(Environment International. IMS Epidemiology, Università di Cambridge).
Autori dell’articolo:
Maurizio Grandi (Oncologo Immunoematologo, Direttore de La Torre)
Arianna Ballati (Psicologa e Nutrizionista. Neuroscienze e Nutraceutica)
Ursula Ricardi (Tirocinante in Psicologia)
Sitografia: