Dare vita alla vita.

La rubrica delle storie di resilienza e trasformazione

A cura di Elsa Veniani

 

Adoro la montagna perché qualunque sentiero io scelga di percorrere sa mostrarmi ogni volta visioni differenti del suo esistere, quasi volesse invitarmi ad indagare la bellezza, la ricchezza e l’abbondanza che anche la molteplicità del mio Essere ha la potenzialità di saper esplicitare.

Purtroppo noi Esseri Umani abbiamo perso la capacità, la gioia e la curiosità di esplorare la fitta rete di percorsi che attraversano e si intrecciano dentro e lungo il nostro accadere, canali essenziali che permettono quel preziosissimo scambio di energia e di Essenza tra noi e tutto ciò che ci circonda.

Siamo portati ad insediarci in un solo versante di noi, di solito quello più protetto, quello in cui la vegetazione delle nostre sicurezze è più fitta, quasi impenetrabile, quello in cui il groviglio delle nostre paure crea una barriera di rovi e spine intorno a noi. E per sentirci ancora più al sicuro cerchiamo persino un anfratto, una grotta dove poterci rifugiare, convinti come siamo che il nostro scopo sia quello di difenderci dal male, dal dolore, dai pericoli, dalla sofferenza, dai rischi, dai giudizi.

E’ così che ci costruiamo la nostra gabbia fino ad arrivare ad avere percezione del solo mondo racchiuso dentro le sbarre in cui ci siamo costretti, divenendo ciechi a tutto ciò che c’è oltre.

La vita però trova sempre il modo di offrirci il suo aiuto, perché la vita chiede di essere vissuta.

Sempre e comunque.

Ecco che allora accade che una malattia, un lutto, una tragedia, un trauma, la fine di una relazione o la perdita di un lavoro divengano ponti costruiti di fronte al nostro rifugio per permetterci di raggiungere quel versante di noi che ancora non conosciamo, che mai abbiamo voluto indagare, sondare, scrutare o investigare.

Ma anziché vivere una difficoltà come leva per uscire dalla nostra grotta, in realtà ci rintaniamo ulteriormente, utilizzando tutte le forze a nostra disposizione per contrastare quel cambiamento che tanto ci turba e spaventa, pronti ad urlare ancora una volta il nostro “NO!” a ciò che la vita ci offre.

Ma la vita insiste e persiste, tenace, oserei dire testarda e ostinata, pur di mostrarci tutto l’incanto che, racchiusi dentro la nostra caverna, non riusciamo nemmeno lontanamente a percepire!  Siamo convinti che il nostro mondo sia tutto lì, dentro quell’anfratto che con così tanto ardore difendiamo.

Come la montagna non è mai il solo sentiero che sei abituata a percorrere in una giornata di sole, così la vita non è mai solo la tranquillità cui ambisci. La montagna, come la vita, è anche tempesta e vento impetuoso; è anche pericolo da saper affrontare e rischio da voler correre; è anche sforzo e impresa da compiere. Ma per chi la ama, la passione di sentirla e viverne ogni aspetto è più forte di qualsiasi paura, ostacolo o difficoltà… E allora ti chiedo: quanto ami la vita?

Forse non abbastanza, probabilmente perché ne hai una visione estremamente limitata dal solo versante da cui la osservi da sempre. Ed è proprio per questo che ti rivolgo il mio invito ad accorgerti dei ponti che con generosità l’esistenza costruisce affinchè tu possa attraversarli e scegliere di compiere un avvincente e meraviglioso viaggio verso te stesso, immerso nella magia della vita.

Accorgermi che la fibromialgia rappresentasse un ponte che spostasse ogni prospettiva, scegliere di vederlo con gli occhi del cuore, considerare la sua presenza come opportunità, decidere di volerlo attraversare, accettando di sentire la paura, il rischio, il senso di vuoto che ti avvolge, l’imprevisto, l’incertezza, il pericolo, l’inquietudine, ha permesso alla malattia di allontanarsi. Man mano che muovevo i miei passi lungo quel ponte sospeso, la sofferenza lasciava il posto alla gioia, il dubbio alla fiducia, la tensione all’armonia, l’esitazione al coraggio, il dolore alla libertà, l’insicurezza alla verità. E nel mio incedere continuo tutt’ora a scoprire tutta la bellezza di ciò che mi circonda, ad incontrare panorami incredibili dove confini e spazi non sono mai uguali a sé stessi, dove persino lo scorrere del tempo acquisisce tutt’altra percezione.

E’ così che la passione per la vita comincia a travolgerti…

Ma la cosa più straordinaria di cui vorrei essere testimone, motore delle parole che vi dono e fulcro di questo articolo, è la possibilità di sperimentare, all’interno di questo processo, un’azione che così tanto rifuggiamo e che eppur così tanto necessitiamo: chiedere aiuto, tenendo presente che un buon terapeuta non è colui che viene a farti visita dentro la tua grotta con lo scopo di renderla più confortevole, bensì chi ti aspetta con rigorosa pazienza all’ingresso del ponte che ti condurrà su altri piani di esistenza, verso altre prospettive, lungo nuovi sentieri su versanti inesplorati della vita.

Ma spetta a te, e a te soltanto, voler uscire allo scoperto e avvicinarti a quel ponte. La vita è sì ostinata e tenace, ma anche benevola a tal punto da lasciarti sempre in dono qualcuno che ti assista in questo delicato passaggio.

Perché ciò che farà la differenza ad ogni passo che sarai disposto a muovere, sarà la presenza dell’Altro. Presenza che accompagna ma non incalza, che supporta ma non sopporta, che ama ma non esige, che sprona ma non giudica, che prende per mano ma non dirige, che suggerisce ma non obbliga, che abbraccia ma non soffoca, che scruta ma non critica, che si avvicina ma non intralcia, che avvolge ma non opprime.

Presenza che sarà costante lungo tutto il corso del tuo accadere, anche ben oltre il raggiungimento del lato opposto del ponte, qualcosa che diverrà parte del tuo fluire. Ma che non sarà l’unica.

Avrai modo, ad un certo punto del tuo viaggio, di distogliere lo sguardo dall’abisso sopra il quale stai camminando per accorgerti di quanto tu sia tutt’altro che solo nel compiere questa impresa. Molte persone come te stanno muovendo i tuoi stessi passi, ognuna con il proprio vuoto da affrontare, con le proprie difficoltà e disagi, con le proprie paure ed esitazioni, ognuna sopra il proprio ponte, più o meno ripido, più o meno ondeggiante, più o meno lungo. Ma tutte mosse della stessa intenzione di giocare la propria partita in questa dimensione e per questo in grado di fare squadra, di condividersi, incoraggiarsi, supportarsi! E finalmente sentire Sé stessi, gli Altri e la vita, immersi in una marea di emozioni ora libere di fluire, quasi a voler creare una danza armoniosa che possa invitare al ballo dell’esistenza più creature possibili.

Nel mio percorso di guarigione ho avuto il privilegio di incontrare donne e uomini profondamente “umani”, protagonisti di storie diversissime tra loro ma unite da un unico denominatore comune: la passione per la vita, la forza di osare, il coraggio di andare oltre, la voglia di emozionarsi, il desiderio di donarsi al prossimo e di incontrarlo.

E’ di queste storie che vorrei narrarti, con l’intento di creare in te sussulti nel cuore tali da incoraggiarti a sperimentare ciò che la vita ti offre in ogni istante. Osare! Fino al punto di voler attraversare quel vuoto che, agli occhi della mente razionale, sembrerebbe volerci allontanare dalla vita, ma che il cuore sa invece riconoscere come una grandissima opportunità per liberare l’Anima e portarne a compimento la sua unicità.

Per questo ti invito a darne lettura ogni volta non attivando la tua parte razionale, che ti porterebbe a dire “io non ci riuscirò mai!”, “beato lui/lei che ha avuto quel coraggio che io non ho!”, “non sono in grado!”. Ogni Essere Umano, nessuno escluso, nasce con la sua umanità e divinità intrecciate… Ognuno ha insita in sé quella scintilla divina che abbiamo il compito di far brillare proprio sperimentando con gioia tutto ciò che questa dimensione ci riserva.

Lascia che sia la scia di questa scintilla divina ad accompagnarti nella narrazione di queste storie che, sono certa, sapranno depositarsi proprio lì, dove è bene che tu le senta. E chissà … è probabile che sia proprio tu il protagonista coraggioso e tenace del mio prossimo racconto, testimone di quanto meraviglioso sia attraversare quel ponte ed andare incontro alla bellezza che la vita sa regalare in tutte le sue forme e manifestazioni.