Articolo di Luchina Branciani 

Torniamo a parlare dei Milites Templi ovvero i Cavalieri di Cristo (Templari) proprio nella settimana di Pasqua, che, in questo speciale Anno giubilare della Misericordia, assume i colori luminosi, resurrezionali verosimilmente della pagina più importante connessa alla loro storia.

Riprendiamo da un antefatto cui è già stato possibile fare cenno nei precedenti contributi di ONgood.

Ricerche di carattere storico-archeologico, specialmente sviluppate nell’ultimo trentennio su suolo italiano circa il sistema viario e le sue trasformazioni in età tardoantica-altomedievale, relativamente a diverse tipologie territoriali – fasce costiere, aree vallive e montuose – hanno infatti messo in luce significative continuità d’uso di siti dislocati lungo i percorsi ove sono noti gli insediamenti medievali dei Templari. Sono luoghi (grotte, cappelle, eremi, monasteri, rocche, ecc.) originariamente connessi a culti protostorico-romani: questi stessi, a partire dall’età paleocristiana, longobarda, franca furono spesso ridedicati all’arcangelo Michele, al San Salvatore, a  Maria SS.ma nelle sue varie accezioni di Regina degli Angeli, Madonna Nera, Madre di Dio, protettrice delle partorienti, alla SS.ma Trinità, ecc. Interessante e complessa, lungo la viabilità principale medievale, è al contempo la presenza di luoghi di culto dedicati a figure diverse della santità: tra costoro, diffusa la dedica al precursore di Cristo, san Giovanni Battista ovvero al principe degli Apostoli san Pietro o a san Giorgio e / o ai padri del monachesimo eremitico e cenobitico e/o a beati (talvolta locali)[1].  Altrettanto notevole la documentata attestazione di reliquie martiriali provenienti sia da catacombe romane ovvero relative a martiri locali ovvero trasportate in situ (in santuari, monasteri, episcopi, ecc.)… Tutto questo importante “bagaglio” paleocristiano-altomedievale divenne “consapevolezza da custodire e riportare alla luce” nelle intenzioni dei Templari e nella loro gestione territoriale.

Rivestono dunque un’enorme importanza alcune particolari reliquie, che, come fossili guida, tracciano le linee degli originari più antichi segni del credo cristiano: tra queste – specialmente connesse alle vicende che abbiamo cercato di sintetizzare in questi mesi – talune si legano all’autentica, miracolosa immagine del volto di Cristo[2] e alla sua custodia. Prima fra tutte quella costituita dal mandylion della Veronica, che i Templari veneravano in particolare a Roma (Fig. 1) in Vaticano (Fig. 2) [3] e che, insieme alla Sacra Sindone, cui solo i cavalieri avevano accesso, acquisirono

Planimetria dei siti templari a Roma nel XII secolo: da B. Frale, Andare per la Roma dei Templari, Bologna 2014.

Fig. 1: Planimetria dei siti templari a Roma nel XII secolo: da B. Frale, Andare per la Roma dei Templari, Bologna 2014.

Fig. 2: ciborio marmoreo con la reliquia del mandylion: da S. GAETA 2005, tav. 6; prima edizione dell’Opusculum Grimaldi con riproduzione Santo Volto, datata al 1616.

Fig. 3: Miniatura dal codice Pray (1192-1193)

Fig. 4: Ostensione del Santo Volto da parte di papa Innocenzo III (miniatura XV [?] secolo manoscritto Archivio di Stato Roma

Fig. 4: Ostensione del Santo Volto da parte di papa Innocenzo III, miniatura XV [?] secolo; manoscritto Archivio di Stato Roma.

un ruolo centrale nella storia templare ancora oggi solo in parte noto (Fig. 3). Ad attestazione del culto riservato a tale immagine nei primi secoli del Medioevo, da parte del pontefice riformatore Innocenzo III (particolarmente vicino a Cistercensi e Templari), si annette la raffigurazione dell’ostensione del Santo Volto in S. Pietro da parte del suddetto papa nella prima metà del XIII secolo come appare in una miniatura datata al XV secolo (ms. in Archivio di Stato di Roma) (Fig. 4).  Esiste, del resto – come anche le più recenti ricerche hanno appurato – una connessione speciale tra la storia dei Templari e il suddetto Mandylion, la cui vicenda ebbe inizio dai primissimi tempi della diffusione del Cristianesimo. D’altronde va rilevato che di tale reliquia si trovano varie attestazioni in tutta Europa a conferma del suo particolare culto diffuso da età tardo antica-altomedievale. Così sono conosciuti: il cosiddetto Mandylion di Costantinopoli, noto in un manoscritto datato al XII secolo (Biblioteca Apostolica Vaticana, ms. Ross. gr. 251) (Fig. 5) mentre mandylia – ovvero copie di quello che sembra esser stato identificato come quello originale, attualmente a Manoppello – sono venerati nella cappella di Templecombe in Inghilterra (Fig. 6) e nella cattedrale di Jaen in Spagna (Fig. 7) [4] .

Mandylion di Costantinopoli in un ms. datato al XII sec. (BAV, Ross. gr. 251)

Fi. 5: Mandylion di Costantinopoli in un ms. datato al XII sec. (BAV, Ross. gr. 251)

Mandylion ritrovato nella cappella di Templecombe in Inghilterra

Fig. 6: Mandylion ritrovato nella cappella di Templecombe in Inghilterra

Mandylion dalla cattedrale di Jaen in Spagna

Fig. 7:  Mandylion dalla cattedrale di Jaen in Spagna

Santo Volto; Santuario di Manoppello (Pescara)

Fig. 8: Santo Volto; Santuario di Manoppello (Pescara)

Manoppello_Santuario_Santo_Volto

(Fig. 8a) MANOPPELLO (Pescara): Santuario del Santo Volto

Sacra Sindone, Duomo di Torino

Sacra Sindone, Duomo di Torino

Della questione estremamente complessa, in questa sede, registriamo in sintesi che l’immagine del Mandylion oggi conservato nel santuario di Manoppello (Fig. 8) presenta tratti somatici integralmente e innegabilmente sovrapponibili a quelli Sindone di Cristo (conservata a Torino) (Figg. 9-11).

Fig. 10: Santo Volto di Manoppello a sin.; sovrapposizione delle linee volto sindonico a dx. (GAETA 2005)

Fig. 10: Santo Volto di Manoppello a sin.; sovrapposizione delle linee volto sindonico a dx. (GAETA 2005)

Fig. 11

Fig. 11

Al contempo l’analisi del manufatto ha rivelato la mancanza di ricorso a tipi di pigmenti colorati nella dipintura dei tratti del volto, che invece appare scaturito da una forte impressione luminosa sulla tela, più simile dunque a una fotografia[5].

Nelle immagini annesse al testo, si può prendere visione di quanto abbiamo accennato: il confronto tra il Volto della Sindone torinese e il Santo Volto di Manoppello evidenzia la sovrapposizione delle linee dei volti raffigurati.

Ma qual è il mandylion di cui stiamo parlando e dove si trova oggi? Esso è stato identificato con il telo (fig. ) salvato dal terribile Sacco di Roma del 1527 a opera dei Lanzichenecchi e conservato oggi nel santuario di Manoppello (provincia di Pescara), possesso nel XVI secolo della famiglia romana dei Colonna (fig. il santuario).

La ricostruzione esatta delle vicende occorse alla reliquia in questione tra il primo quarto del ‘500 e l’inizio del successivo resta ancora da completare e precisare. Si è supposto che il mandylion vaticano sia stato oggetto di un furto nel XVI secolo, forse proprio durante il citato Sacco di Roma del 1527 [?] o in seguito ad altre vicende collegate alle turbolenze note in quegli anni tra le diverse fazioni nobiliari romane[6]. Fatto sta che l’inizio del XVII secolo lo vide riapparire “miracolosamente” a Manoppello, non lungi da una delle più importanti chiese templari nel Chietino, ovvero l’abbazia cistercense di S. Maria de Arabona fondata nella Majella dai monaci cistercensi.

In ultima analisi la spiritualità templare nell’accezione più ampia del termine è un forte richiamo alla testimonianza cristiana e di conseguenza alla difesa e alla cura della vita in tutte le sue espressioni: il fatto che i cavalieri del Tempio fossero così peculiarmente vicini all’esperienza pacificante dell’armonia con Dio e con gli uomini (si pensi ai rapporti pacifici con l’Islam e il sincretismo di molte espressioni) e alla luminosa forza della resurrezione di Cristo (si consideri la simbologia dei luoghi templari = fortissimo inno alla vita donata da Dio negli uomini e in tutto il suo creato); l’amore che avvicinò i Milites Christi al volto del Risorto e alla sua bellezza: forse fu proprio questa la causa (unita anche insieme alla straordinaria capacità di… gestire le ricchezze umane) della loro condanna da parte dei potenti del tempo: questa è probabilmente la chiave per arrivare a capire un po’ più da vicino quanto Jacques de Molay  rispose al processo. Non superbia, ma amore della verità.

S. Maria_Arabona_Pescara

NOTE

[1] Si consideri quanto già avuto modo di riscontrare a Perugia per il culto del cavaliere templare-eremita san Bevignate.

[2] Nella storia templare significative appaiono anche le vicende connesse al Volto Santo di Lucca conservato nella cattedrale di San Martino da epoca tardo medievale, oggetto di numerosi studi in vista della sua origine e della storia devozionale che lo saldano alle radici del Cristianesimo (alla figura di Nicodemo e alla più antica cattedrale di Lucca, San Frediano): si vedano indicazioni orientative in Lucca: il Volto Santo e la civilta medioevale, Atti del convegno internazionale di studi, Lucca, Palazzo pubblico, 21-23 ottobre 1982,  a cura di M. Pacini Fazzi, Lucca 1984 (Accademia Lucchese di Scienze, Lettere ed Arti).

[3] Nella copia del manoscritto di G. Grimaldi, Opusculum de Sacrosanto sudario Veronicae (a. 1628) è effigiato l’oratorio il cui ciborio è quello raffigurato nella presente immagine, realizzato nella primitiva basilica di San Pietro al tempo del pontefice Giovanni VII (a. 705).

[4] Si veda per un orientamento di massima la bibliografia annessa all’articolo.

[5] Come non ricordare quanto le più recenti indagini hanno potuto verificare rispetto all’immagine miracolosa di Nostra Signora di Guadalupe e rispetto al suo manto ove le costellazioni celesti sono raffigurate in assenza di qualsiasi tipo di pigmento  colorato?

[6] Mi permetto di rinviare per lo studio del periodo anche a Guglielmo Capisacchi da Narni, Chronicon Sublaci  (a. 1573), a cura di L. Branciani, Subiaco-Monastero Santa Scolastica, 2005; Cherubino Mirzio, Chronicon Sublacense, anno 1628 <1630>. Co-redattore Pietro Clavarini detto Romano,  a cura di L. Branciani, Subiaco-Monastero Santa Scolastica, 2014

BIBLIOGRAFIA ORIENTATIVA

B. Frale, Il papato e il processo ai Templari. L’inedita assoluzione di Chinon alla luce della diplomatica pontificia, Roma 2003.

Eadem, I Templari e la Sindone di Cristo, Bologna 2009

Eadem,  Andare per la Roma dei Templari, Bologna 2014

Eadem, I Templari, Bologna 2007 <e bibliografia>.

Cherubino Mirzio da Treviri, Chronicon Sublacense, anno 1628 <1630>. Co-redattore Pietro Clavarini detto Romano,  a cura di Luchina Branciani, I-II, Subiaco-Monastero Santa Scolastica, 2014

Guglielmo Capisacchi da Narni, Chronicon Sublaci  (a. 1573), a cura di Luchina Branciani, Subiaco-Tipografia Editrice S. Scolastica 2005

S. Gaeta, Il volto del Risorto, Milano 2005.

Lucca: il Volto Santo e la civilta medioevale, Atti del convegno internazionale di studi, Lucca, Palazzo pubblico, 21-23 ottobre 1982,  a cura di M. Pacini Fazzi, Lucca 1984 (Accademia Lucchese di Scienze, Lettere ed Arti).

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