La vicenda storica dei Templari ha nei simboli, che l’Ordine trasse sincreticamente dal bagaglio culturale cristiano (occidentale e orientale), celtico e arabo una via di comunicazione e di conoscenza di grande efficacia, per molti aspetti ancora da indagare. Va premesso a tale riguardo che, nel mondo medievale e così anche presso i “cistercensi” Templari, il simbolo non costituiva una semplice raffigurazione astratta. La simbologia spesso complessa osservata nei luoghi connessi alla loro presenza (nonché nel modo stesso in cui i siti – magioni, chiese, hospitalia, monasteri, rocche – erano articolati ed edificati) non solo rinviava alla vita dell’uomo e dell’universo ponendo al centro l’Incarnazione, la morte e Resurrezione di Gesù Cristo (scolpita, incisa, dipinta, scritta, fusa, tessuta), ma ne costituiva la presenza stessa: quasi una trasfigurazione del creato in grado di comunicare la consapevolezza della vita e dell’essere cristiano. Una vista più profonda sull’uomo, sulla natura e sul mistero. Cercheremo dunque di esaminare alcuni di tali simboli nelle loro caratteristiche peculiari e attestazioni territoriali. Circa questo secondo aspetto della ricerca, bisogna premettere che andrà indagato meglio, anche mediante gli strumenti della scienza attuale, il significativo collegamento dei siti templari tra loro: ciò si desume da caratteristiche peculiari, che, di volta volta, accomunano gli edifici religiosi e/o gli stessi hospitalia. Una serie di attestazioni storiche, archeologiche, artistiche è atta a documentare le connessioni rilevate soprattutto tra gli edifici di maggiore importanza e rappresentatività, lungo i percorsi, a motivo della presenza di reliquie ovvero in siti particolarmente significativi lungo i percorsi viari.

Il primo simbolo dei Templari ovvero il segno Tau abbraccia totalmente a 360° le dimensioni dell’universo; diffuso presso gruppi cavallereschi dall’inizio del XIII secolo e giunto notoriamente a noi attraverso il tratto autografo dello stesso san Francesco d’Assisi, è attestato presso i cosiddetti Cavalieri del Tau, lungo la via Francigena, nell’hospitale di Sant’Iacopo di Altopascio, che costituì la casa madre di altri simili ospedali a Parigi, Astorga, Pamplona. È interessante rilevare, nel Meridione d’Italia, nel monastero femminile del Goleto – fondato nella piana di S. Angelo dei Lombardi (AV), intorno al 1133 e con un’importante fase costruttiva di età cistercense-federiciana – la presenza di molti dei simboli fatti propri dalla spiritualità templare – tra cui lo stesso Tau[1] incisi sulle pietre degli ambienti monastici. Va d’altra parte precisato che in epoca coeva le maestranze cistercensi[2] erano solite incidere alcuni simboli – tra cui la croce ed elementi stilizzati/geometrici di vario tipo – allo scopo di distinguere le fasi dei cantieri in costruzione ovvero le diverse squadre delle maestranze  all’opera[3]. Simboli connessi a pesonaggi identificabili come maestri, come, ad esempio, il quatre de cifre,  sono attestati su alcune tra le maggiori cattedrali europee. È osservabile, insieme ad altri importanti simboli della conoscenza cistercense-templare, sulle stesse strutture di Collemaggio (Aq). Primo tra i simboli usati per definire l’opera templare è la triplice cinta: un simbolo archetipico che affonda le radici in epoca protostorica e che passò a indicare anche la triplice cinta del Tempio di Salomone[4]. Precisa la particolare sacralità del luogo e richiama le energie positive moltiplicate da un gruppo di persone in preghiera. Significativamente la struttura stessa del Tempio, a pianta centrale, richiama la struttura originaria della rotonda dell’Anastasis o S. Sepolcro di Gerusalemme eretta da Costantino (326-335), formata da tre anelli concentrici, il minore dei quali custodisce al centro la cavità sacra, ovvero il sasso della Resurrezione. Da questo modello nei primi secoli del Cristianesimo derivarono: il santuario dell’Ascensione sul Monte Oliveto a Gerusalemme (sec. IV), la tomba della Vergine a Gerusalemme  (sec. V) e la chiesa della Theotokos sul monte Garizim (sec. V), quest’ultima con quattro celle absidate e l’abside affiancata da ambienti laterali secondo uno schema siriaco che si ripete in altri santuari siriani datati al VI secolo[5]. Una prima ricostruzione del Santo Sepolcro in Europa si ebbe proprio in età carolongia, nella chiesa di S. Michele di Fulda  (820-822), poi una serie di edifici sacri furono edificati in tutta Europa a imitazione dell’Anastasis tra cui il Santo Sepolcro a Paderborn, il battistero di Pisa, S. Giusto di Maroto a Macerata: simboli della lotta vittoriosa contro gli “infedeli” e al contempo frutto di committenze di alto livello. Elementi simbolici fortemente significativi sono realizzati spesso sugli elementi costruttivi di chiese e fortificazioni: in particolare, sulle strutture di abbazie cistercensi gestite poi dai Cavalieri del Tempio o cavalieri afferenti allo stesso gruppo dei Gerosolimitani (ad esempio, i Canonici del Santo Sepolcro, gli Ospedalieri, i Teutonici). Essi registrano e confermano che ci si trova in un luogo di particolare concentrazione energetica-presenza divina, come nel caso di grotte o cripte, sui rocchi/fusti delle colonne, sugli elementi da costruzione, a coronamento di porte e architravi, dipinti sulle volte e sulle pareti delle chiese (si consideri Saint-Christophe-des_Templiers a Montsaunès nell’Alta Garonna, Francia) come ornamentazioni pavimentali o sulle pareti, in affreschi e suppellettile scultorea, nelle vetrate e altrove. Tra i numerosi simboli ricordiamo: il Tau, la triplice cinta,  la rosa mystica, il fior di loto, il centro sacro, la scacchiera, l’anello dell’Apocalisse, il fiore della vita a 7 petali, la rosetta a 6 punte inscritta in circonferenza a indicare il sole, ovvero il Cristo. Per l’architettura, sottolineo come i motivi spiraliformi-elicoidali osservati sia nell’articolazione degli spazi (planimetrie di siti fortificati o santuari) quanto in determinate strutture architettoniche (scale) e/o nella suppellettile liturgica (ceri/candelabri della Resurrezione) sembrano richiamare la struttura elementare alla base della vita. Per quanto attiene la planimetria di numerose chiese appartenenti alle commende templari in tutta Europa (si pensi alla cappella templare di Cressac, nel Chiarente, in Francia), esse mostrano un semplice impianto rettangolare secondo uno stile architettonico, che le avvicinava a quello delle ecclesiae castri ovvero delle cappelle edificate all’interno delle rocche medievali. In effetti ogni sede templare (inclusi gli hospitalia) aveva una connotazione fortificata, sia nelle roccaforti di Terrasanta sia in territorio europeo, in città come Londra e Parigi.

 

[1] Vedi quanto accennato rispetto alle origini dei Templari negli articoli editi in ONgood nei mesi di ottobre, dicembre 2015 e gennaio 2016.

[2] Vedi quanto accennato rispetto allo stretto rapporto tra Cistercensi (in particolare, il fondatore san Bernardo di Clairvaux) e i Templari  negli articoli di ONgood citati in precedente nota.

[3] Recenti studi, anche nel Carseolano, nella rocca medievale di Pereto (AQ) hanno potuto fornire esatti riscontri con segni relativi a cantieri di età federiciana della prima metà del XIII secolo, a Rocca Ianula, in Terra di Lavoro,  sull’architrave del mastio della rocca di Pereto e nell’intradosso dell’arco di accesso alla suddetta rocca: L. Branciani, Interventi di restauro alla cinta muraria di Pereto (AQ), Subiaco 2008.

[4] Vedi in L. Branciani,  Alcune note sui templari: Tra archeologia e storia – Dinamiche territoriali e tipologie insediative templari tra i secoli XII-XIII in Ongood, 10, 2015.

[5] Sulla peculiare articolazione dell’ambiente santuariale, interessante il raffronto con strutture coeve in Sabina: v. L. Branciani, Per una ricostruzione archeologico-ambientale del complesso eremitico del monte San Martino in Sabina, Farfa, 2000, pp. 44-55, 88-93, edizione parziale della Tesi di Laurea a firma dell’autrice (aa. 1986-87; Relatore L. Ermini Pani, Università di Roma “La Sapienza”). Al IV secolo appartiene il mausoleo di Costanza o Costantina, figlia del grande imperatore (355-361), che solo nella forma rievoca gli edifici coevi della Palestina, ma per il resto deve considerarsi, al pari del battistero del Laterano (secolo V) e di S. Angelo di Perugia (sec. V), tipicamente romano, come dimostra la tecnica costruttiva della cupola, composta di nervature meridiane e solidi archi in mattoni, che ingabbiano la concrezione di tufo e pietra pomice. Nello stesso gruppo vanno compresi S. Stefano Rotondo a Roma (sec. V), il battistero di Nocera (sec. VI) e le rotonde di Canosa e Brindisi.

Tau: PAUPERUM DOMINORUM; due conchiglie a destra e sinistra; triplice segno nel quadrante superiore.

Tau: PAUPERUM DOMINORUM; due conchiglie a destra e sinistra; triplice segno nel quadrante superiore.

Gerusalemme: Santo Sepolcro nel XIX secolo Luigi Mayer, incisione (Paris, Bibliothèque des Arts decoratifs)

Gerusalemme: Santo Sepolcro nel XIX secolo
Luigi Mayer, incisione (Paris, Bibliothèque des Arts decoratifs)

Fulda, chiesa carolingia di S. Michele (820-822)sull'esempio architettonico del S. Sepolcro

Fulda, chiesa carolingia di S. Michele (820-822)sull’esempio architettonico del S. Sepolcro

 

Castrum Pereti/ Pireti (Pereto, AQ): Croce iscritta sull’architave di accesso al mastio e sull’arco di ingresso alla Rocca (XII-XIII sec.) - Branciani 200

Rosetta a 6 punte: fiore della vita, Leonardo da Vinci, Codex Atlanticus, f. 307v

Rosetta a 6 punte: fiore della vita, Leonardo da Vinci, Codex Atlanticus, f. 307v

 

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