L’antropologo parla di quel che ha sotto gli occhi: città e campagne, colonizzatori e colonizzati, ricchi e poveri, indigeni e immigrati, uomini e donne; e parla, ancor più, di tutto ciò che li unisce e li contrappone, di tutto ciò che li collega e degli effetti indotti da questi modi di relazione.
(Marc Augé)

L’antropologia come sapere di frontiera, al crocevia non solo di culture diverse, il che la rende drammaticamente attuale, ma, quanto mai oggi, di discipline diverse, il che la rende il sogno irrinunciabile dell’unità, non omologazione, delle declinazioni del sapere, del saper essere e infine del saper fare.

L’antropologia come essenza di libertà, da Claude Levi Strauss in poi: superamento del pregiudizio etnocentrico in favore di una fratellanza che è riconoscimento dei simboli dell’umano, sottesi ad ogni espressione di esso, e rispetto per la infinita variazione sul tema che ogni umano esprime, poiché riconducibile di radice in radice, agli universalia che in fin dei conti ci vedono discendere tutti dalla stessa polvere di stelle di quel Big bang che ha dato origine alla danza di espansione delle forme e delle creature.

Antropologia come riconoscimento dell’esoscheletro di linguaggi, riti, miti, identità che fanno di un uomo un essere unico e irripetibile, nota tra le infinite note.

Apeiron: l’indeterminato.

Dall’infinito delle stelle al finito del viaggio di una vita, di ogni vita, per tornare poi, chissà, all’infinito dietro il velo.

Apeiron: dare o ri-dare vita al sogno dell’umanesimo che è sintesi e florilegio di dimensioni dell’esistere che viaggiano sospese tra visibile e invisibile, che sono meraviglia della complessità della vita a cui apparteniamo in ogni battito, in ogni gemito.

Complesso non è complicato: complesso è un insieme, una costellazione, una rete.

Antropologia non è solo cultura: è cultura e natura, è società e ambiente che la genera, inscindibili, è uomo e Terra.

Salute non è assenza di malattia, medicina non è soltanto scienza.

Medicina è arte di vivere, promozione della vita, tutela del patrimonio biologico e psichico e poi atto di cura, basato sulle evidenze della scienza, concretizzato dalla tecnologia, ma vissuto con il cuore, l’anima, il senso di un viaggio archetipale di esseri umani.

La realtà non è solo oggettiva o esplicita, è anche implicito del reale, onda, vibrazione, relazione tra sistemi, dialogo tra mondi.

La forma è preceduta dalla in-form-azione.

Uomo è corpo e spirito, è moltitudine nell’identità.

Suono, luce, acqua, molecole che parlano e tessono relazioni, società di cellule che comunicano. E le neuroscienze affermano la necessità di riconoscere la soggettività nella scienza, come punto di arrivo, come punto di partenza.

Scienza in viaggio verso la coscienza, coscienza che è ri-conoscenza del dove e dell’uno dal quale pro-veniamo.

La neuroscienza chiama la filosofia e la filosofia si sostanzia di un dato di concretezza: sole sarebbero perdute, come gli dei senza gli uomini e gli uomini senza gli dei.

Insieme ricostituiscono il complesso della relazione che è vita.

Medicina dell’uomo, per l’uomo, dall’uomo al trascendente che lo anima.

Torna Apeiron, respiro sull’infinito a cui apparteniamo.

 

Maurizio Grandi e Erica Poli

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