Il Castello di Saliceto (CN – Val Bormida)

Chi si occupa di storia templare, è consapevole della metodica obliterazione operata nei secoli al fine di cancellare il ricordo di questi generosi cavalieri e delle loro magioni e hospitalia disseminati lungo le strade del mondo medievale. D’altro canto, nuove indagini e ricerche in corso, stanno apportando notevoli integrazioni alla conoscenza dei Pauperes Commilitones Christi templique Salomonis.
Lo scorso 22 dicembre, in occasione della 5a edizione del Premio Nazionale Cronache del Mistero, tenutasi nella splendida cornice del castello Caetani di Trevi nel Lazio, accolti dal Sindaco avv. Silvio Grazioli, a cura di Giancarlo Pavat [1], tra i diversi interventi, è stato possibile presentare in nuce un’indagine condotta a Saliceto, in Piemonte, tra il 2016-2017: sviluppata nel libro I Templari a Saliceto alla luce di nuove indagini archeologiche. Prime analisi multidimensionali, edito nel 2017, a cura della sottoscritta, Maurizio Grandi e Mauro Radicchi , con la partecipazione di Guido Araldo, Beatrice Gargano[2], tra i prefatori Maurizio Benfatto e postfazione di Gian Marco Bragadin, essa contribuisce a gettare nuova luce su importanti fasi medievali nelle Alte Langhe piemontesi, nell’area cuneese di Saliceto, in Val Bormida di Ponente.

Territorio aperto agli alvei storicizzati templari, liguri, lombardi provenzali e agli antichi cammini sui quali i Templari posero il loro controllo. Dal nord Europa tali vie conducevano in Italia e si saldavano nella via Francigena e in numerosi percorsi non meno importanti: tra quelli che transitavano per Saliceto, la Magistra Langarum o via del Sale, che risaliva dai porti liguri verso l’interno (percorsa da personaggi di alto rango e alti prelati) e il percorso iacopeo per chi proveniva dalla Val Padana, a cominciare da Milano, o più lontano dall’Austria o dall’Ungheria [3].

Saliceto: ecclesia castri, nicchia dell’Agnus Dei (prima metà XIII sec.): particolare della volta

Già nel giugno 2016 ho potuto anticipare su queste pagine di On-Good, parte di tali scoperte, descrivendo per larghe linee la nicchia dell’Agnus Dei rinvenuta nell’ecclesia castri di Saliceto circa trent’anni or sono: datata ad età federiciana (prima metà del XIII secolo al tempo di Giacomo Del Carretto), l’immagine  attesta, in virtù della complessa simbologia, che enuclea [4], l’esistenza nell’area del Castello di percorsi iniziatici, i quali, come un filo rosso ininterrotto, segnano la sua storia (ricca per altro di elementi significativi da età protostorica, romana e tardo antica)[5], dal medioevo al Rinascimento. L’ambito culturale è prossimo a una misteriosa raffigurazione del Sacro Graal: l’Agnus Dei come Re immortale, riempie con il suo sangue il calice posto ai suoi piedi, mentre il fiore della vita, che sboccia ai quattro lati della croce gemmata posta al centro della raffigurazione, rinvia evidentemente alla resurrezione cristica[6].

S. Maria Dolce Acqua (San Biagio) a Monesiglio: catino absidale con Cristo Pantocratore, san Pietro e santa Maria Maddalena

La diffusione del culto di santa Maria Maddalena, attestato da età tardo antica in ambito salicetese, e presente anche nell’antichissima chiesa di S. Maria Dolce Acqua (XII-XIII sec., oggi san Biagio, presso Monesiglio)[7], la diffusione del Vangelo apocrifo di san Bartolomeo, confermata da un particolare affresco di età rinascimentale a S. Martino di Lignera [8], la presenza in zona dei Catari [9], i quali, nelle travagliate vicende delle persecuzioni da parte della Chiesa, trovarono spesso riparo nel nascosto sostegno dei Templari, costituiscono il comun denominatore della storia di Saliceto.

S. Martino di Lignera: teoria degli apostoli sulla parete sinistra  presbiterio: in evidenza san Bartolomeo con il suo Vangelo aperto

Il Castello tra il XIII e il XV secolo visse una fase di particolare floridezza economico-culturale[10].
Importanti postazioni templari sono verisimilmente documentate dalla ricerca topografica in diversi luoghi del territorio (si consideri, ad esempio, il sito noto come gli Alberghi di Castelvecchio)…, Un eloquente bagaglio di simboli giunge a noi da quei lontani secoli: tra questi, il messaggio criptico dei “volti salicetesi dagli occhi aperti o chiusi”, come diretto riferimento al cammino della conoscenza[11]; simboli cari alla cultura templare presenti ancorché sulle lesene della cattedrale rinascimentale di Saliceto[12], rinviano a un “nascosto” maestro dei Templari e “raccontano” una particolare persistenza di temi e segni. Questi, come un fiume sotterraneo, hanno custodito nel tempo la memoria più antica del sito[13].

Saliceto: nicchia dell’Agnus Dei, registro mediano, Virtù: la conoscenza o Fortitudo all’interno di un cerchio inserito in tre semicerchi, con il triangolo sullo sfondo.

Saliceto: nicchia dell’Agnus Dei, registro mediano, Virtù: la Bellezza o Giustizia.

Saliceto: ecclesia castri, Natività (Simone Martini)

Inoltre, tra le testimonianze più sorprendenti dell’indagine definita nel “multidimensionale”[14] e avviata con il presente lavoro in alcuni dei luoghi più significativi di Saliceto, segnalo la “ri-scoperta”, in una cappella dell’antica chiesa di Sant’Agostino – in origine dedicata al Santo Spirito[15] –, delle tracce di una particolare immagine. Essa presenta una scena di investitura cavalleresca per l’esattezza il momento dell’iniziazione di un cavaliere con il: “Surgi…”, ossia: “Si alzi un cavaliere…”: mette in luce il terzo “fossile guida” della storia salicetese insieme al “calice” e al “libro” (Vangelo / Regola templare): ovvero la “spada”.

Analisi multidimensionale, M, Radicchi – parete nord della cappella di S. Agostino – Saliceto

S. Agostino: cappella, parete Nord; analisi multispettrale M. Radicchi, nrr. 5-6: diagramma di colore.

Spada nella roccia di san Galgano, Eremo di Montesiepi.Da: M. Scalini , A Bon Droyt, p. 53.

Spada , Italia-Germania,  circa 1175-1200; acciaio;
109,3 cm; 93 cm (lama); 1020 gr.
Padova, Sovrintendenza Archeologica Veneto, nr. IG 321118.
Da: M. Scalini , A Bon Droyt, p. 114

 

Quest’ultima riemerge dalle nebbie di un glorioso passato  con caratteri peculiari, che la assegnano attendibilmente a un periodo compreso tra il XII secolo e la prima metà del successivo. Evidenzia superiormente un pomo dalla forma geometrica imprecisata, un’elsa a bracci lunghi e dritti a sezione quadra, con una lama a fili paralleli e sguscio, forse recante al suo interno lettere e/o simboli incisi. Particolare è il raffronto tipologico anche con la cosiddetta spada nella roccia di san Galgano, infissa nel 1180 da san Galgano (Guidotti) sull’Eremo di Montesiepi o Rotonda, presso la celebre abbazia cistercense (costruita tra il 1218 e la seconda metà del XIII secolo), a 30 km circa da Siena [16].

Ci troviamo probabilmente  ̶  … la ricerca è aperta … ̶   di fronte a un affresco datato al XII-XIII secolo, ricoperto da descialbo in età successiva alla damnatio memoriae templare: ma il filo rosso della vicenda salicetese ha tracciato sulle pareti di S. Agostino – definita la “Cappella Sistina delle Langhe” – tra i suoi pregevoli affreschi, datati al XV secolo, sulla parete antistante a quella dell’investitura, scene di vita di un “bianco cavaliere” e il suo bianco cavallo , inserito tra i simboli più vitali del territorio salicetese (raffigurato come doveva essere visto tra il XIII e il XV secolo): il castello con le sue mura e le sue torri a cavaliere, il mulino, il fiume Bormida e il suo Angelo … .

Non è dunque un caso che ancora oggi, nel Salicetese, esistano artisti-fabbri, in grado di forgiare la spada templare [17].

Il filo rosso della memoria … è vivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

S. Agostino: cappella, parete Sud; il territorio Saliceto in scene di vita di un cavaliere

 

 

NOTE

[1] Cfr. il link: http: // www.ilpuntosulmistero.it/sabato-22-dicembre-5-edizione-del-premio-nazionale-cronache-del-mistero-2018-a-trevi-nel-lazio/

[2] Autrice di uno studio particolare sull’aspetto “musicale” della cultura salicetese con un intervento dal titolo , La musica di Saliceto: il fortepiano nel castello. Simbolo di un’eredità antica, pp. 88-94, fig. 42, p. 118.

[3] Cfr. G. ARALDO, Note Storiche su Saliceto e il suo territorio, in I Templari a Saliceto, pp. 40-43

[4] Cfr. Una rara raffigurazione duecentesca dell’Agnus Dei, in http://ongood.eu, giugno 2016.

[5] Cfr. L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto, pp. 60-61.

[6] Cfr. L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto, pp. 73-81.

[7] Vi viene raffigurata, nel catino absidale, santa Maria Maddalena che riceve la luce della conoscenza da Cristo: il volto della Maddalena venne eraso in età posteriore…. : cfr. L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto, p. 78.

[8]Cfr. L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto, pp. 160-161.

[9] Cfr. L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto, pp. 76-77.

[10] L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto …, pp. 60-174.

[11] Sulle pareti laterali della nicchia – a destra e a sinistra – al di sopra delle insegne araldiche dei Del Carretto (scudi con 5 bande rosse diagonali in campo oro) e su uno sfondo che imita marmi pregiati , sono dipinte due figure emblematiche di virtù, forse sibille, caratterizzate da raffinatissime immagini femminili monocrome . Quella di destra, con un occhio cerchiato, è inserita in un cerchio inscritto a sua volta in un triangolo e tre semicerchi: simboleggia probabilmente la Conoscenza o la Fortitudo, ovvero una sintesi tra le due; l’immagine nel suo complesso (viso e figure geometriche) potrebbe essere ascritta, secondo l’ipotesi di Araldo, al percorso iniziatico dei Fedeli d’Amore. Tra i caratteri peculiari del viso, monocromo, l’occhio destro cerchiato; tra i confronti possibili, l’androgino di Zosimo ovvero Davide e l’occhio di Horus, all’interno di un cerchio inserito in tre semicerchi, con il triangolo sullo sfondo. Da questo affresco, databile tra il 1230 e il 1250, comincia il mistero salicetese degli occhi senza pupilla o con una pupilla sola. Quella di sinistra, che denota caratteri più marcatamente femminili, ha un volto monocromo inserito in una losanga e potrebbe rappresentare secondo l’interpretazione di Araldo, una sintesi tra la Bellezza e la Giustizia. I lati del quadrilatero appaiono interrotti da esalfe o stelle di Davide, che a loro volta racchiudono una stella dorata a otto punte dubitativamente interpretabile, in base all’alveo culturale coevo e noto per Saliceto, come allusione a un’antica dea della Bellezza (Ishtar o Venere) ovvero come una stella catara o raffigurazione della rosa mystica a simboleggiare – inserita nell’esalfa e nel cerchio – l’incarnazione cristica. Ciò sarebbe convalidato dalla stessa decorazione pittorica, che orna il fondo delle suddette immagini con raffinatissimi tralci con dodici foglie di vite allusione evidente a Gesù e agli apostoli, mentre l’inserzione di 13 gelsomini bianchi e 13 rossi (il tredicesimo di questi, seminascosto potrebbe alludere, secondo Araldo, all’arcano XX, il Giudizio) possono essere riferimento dotto a percorsi iniziatici da comprendere appieno: cfr. L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto, pp. 79-81. Il mistero dei volti salicetesi si ripropone anche nel volto di Maria, nella vicina raffigurazione della Natività assegnata all’opera di Simone Martini nel primo quarto del Trecento: la Madonna in tale scena ha aperto tra le sue mani il libro della Sapienza: cfr. L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto, pp. 70-72

[12] Vi spiccano la rosa e la spina, la quattordicesima rosa seminascosta da foglie di acanto, probabile allusione al maestro segreto; l’enigmatico Baphômet e non ultimo il teosinte, l’antesignano del mais, inspiegabile in un’opera antecedente l’irruzione di Cortes nelle terre degli Aztechi e dei Maya.

[13] L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto, passim.

[14] Tale parte della ricerca si è basata su una tecnica diagnostica, sviluppata da Mauro Radicchi da qualche anno a questa parte: si tratta di tecnologie che, spaziando dalla foto e videocamera a infrarossi alla videocamera a intensificazione fotonica, incluse foto e videocamera ad ultravioletto, sono in grado di fotografare quanto sembra invisibile in quanto riescono a documentare quello spazio dove ci sono cose che i nostri occhi non possono vedere o percepire. Tale strumento di indagine scientifica è applicabile a campi di ricerca come anche quello archeologico: può saldarsi alla teoria del multidimensionalismo secondo la quale: “Siamo circondati da realtà non tutte percepibili dai nostri sensi tradizionali: dimensioni parallele, mondi sconosciuti alla logica. Viviamo in un mondo dove passato e futuro si fondono in una visione del presente continuo. Le cose che ci circondano in realtà sono nostre strutture multidimensionali, dimensioni energetiche presenti in ogni tempo ed in ogni luogo contemporaneamente in concordanza a quanto espresso anche dai trattati della fisica quantistica…”. Va altresì sottolineato che nel caso dell’immagine cavalleresca messa in luce in S. Agostino è plausibile ipotizzare la preesistenza di una sinopia sottoposta a descialbo successivamente alla damnatio memoriae dell’Ordine templare.

[15] La chiesa di S. Agostino, posta alle spalle della cattedrale di San Lorenzo – l’antica Santa Maria – lungo la viabilità principale, in origine era dedicata al Santo Spirito. Attualmente sconsacrata, fu tra il tardo-medioevo e l’età moderna, sede della Confraternita laica dei Battuti bianchi, i quali si occupavano di opere di beneficenza e assistenza, soprattutto gestendo ospizi ed ospedali e assistendo ai riti religiosi. Nell’area territoriale salicetese, è nota una particolare concentrazione di strutture ospedaliere per la ricezione dei pellegrini lungo la viabilità, che vedeva il territorio del castrum al centro di un’importante rete viaria di comunicazione tra la Liguria, il Piemonte, la Lombardia in particolare riferimento alle cosiddette vie del Sale: i comuni delle valli si rifornivano nel porto di Finale Ligure, dove attraccavano le navi cariche del minerale provenienti da Hyères in Provenza, da La Mata in Spagna, da Algeri e da Tunisi. A Cairo Montenotte, i mulattieri abbandonavano la via Aemilia Scauri, che conduceva ad Acqui per salire allo storico paese Del Carretto, seguendo la Magistra Langarum, che raggiungeva Cortemilia ed Alba: cfr. L. Branciani, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto, pp. 119-122.

[16] [17] Cfr. L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto, p. 130-131.

[17] Cfr. L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto, p. 133.

 

BIBLIOGRAFIA

I Templari a Saliceto alla luce di nuove indagini archeologiche. Prime analisi multidimensionali, a cura di L. BRANCIANI – M. GRANDI – M. RADICCHI, Roma 2017, 195 pp.

G. ARALDO, Note Storiche su Saliceto e il suo territorio, in I Templari a Saliceto …, pp. 36-59.

L. BRANCIANI, Una rara raffigurazione duecentesca dell’Agnus Dei, in http://.ongood.eu, giugno 2016.

L. BRANCIANI, Saliceto e la memoria templare, in I Templari a Saliceto …, pp. 60-174.

L. BRANCIANI – M. GRANDI – M. RADICCHI, Lato Nord della cappella di Sant’Agostino, in I Templari a Saliceto …, pp. 130-157.

B. GARGANO, La musica di Saliceto: il fortepiano nel castello. Simbolo di un’eredità antica, in I Templari a Saliceto …, pp. 88-94, fig. 42, p. 118.

M. RADICCHI, Analisi multispettrale, nrr. 5-7, in I Templari a Saliceto …, pp. 134, 150-157.

M. SCALINI, A Bon Droyt, Milano 2007.