Come fate a creare piramidi di sale sui grissini?
Mangiare è poesia.
E “la poesia è ciò che si perde nella traduzione” (Robert Frost).
Ricercare significa pensare, assaporare con gli occhi, il naso, il palato, ma soprattutto con il cuore.
Dopo qualche anno senza tornare a La Limonaia, l’Oliva rimane una scoperta.
Come quando riprendi la moto dopo un inverno: la conosci, sai tutto, ma ogni volta quel brivido primitivo, ancestrale, automatico ti fa ricordare di avere paura. Eppure lo sai, sai come non dovrebbe stupirti, conosci la consistenza della salsa tonnata e il rumore del tuo motore, ma ogni volta, ancora una volta, qualcosa si muove nella pancia.
Un istinto naturale.
Di coloro ai quali batte ancora il cuore giocando a nascondino.
Il bignè al parmigiano.
Un tuffo. Avvolgente, morbido, salato.
Come nell’abbraccio di chi ti conosce da sempre.
Non puoi parlare perché parole non ce ne sono più.
C’era amaretto nella tiepida di mare?
Il bambù oscilla nel vento, insieme alla carezza della musica e la compagnia del giardino.
Il mondo ha bisogno di questa lentezza. Nella sveglia del mattino, nella corsa della giornata, tra i problemi, la fretta e le tristezze del mondo, sotto le coperte, la sera, tornando a guardare le stelle.
Lo scampo di oggi. Aperto, cotto alla brace, profumato, morbido. Per chi conosce il mare, il suo profumo, degli scogli, la difficoltà di annodare la lenza con le dita bagnate e spaccare le patelle per ottenere esche per i granchi.
Il mare è qui a Torino.
A La Limonaia ti siedi e il mondo torna ad esistere.
Due calici di vino, un’arte complessa, raffinata, ricca di sfumature singolari che non si trovano mai in altri bicchieri, perché ogni bicchiere è unico e diverso dal precedente.