Un umanesimo planetario per una comunità di destino: Apeiron.

Nasce una nuova umanità, fatta di interazioni, estesa e diffusa sull’intera superficie del pianeta. Coinvolge, profondamente, la vita quotidiana di ogni abitante della terra.

il “primo rapporto” del Club di Roma prevedeva che, se i ritmi di crescita economica, caratteristici dei primi decenni del dopoguerra, continuavano, la biosfera sarebbe andata incontro a un collasso.

Delineò l’orizzonte del pensiero ecologico come pensiero planetario; mise a fuoco la relazione fra specie umana nel suo insieme e biosfera nella sua globalità.

Dobbiamo porci interrogativi sulla validità dei nostri paradigmi attuali e sull’ inefficacia di modalità “vecchie” inadeguate ad affrontare i problemi odierni.

La tecnologia non è più ancella della scienza, ma vive e si sviluppa in autonomia. Si auto-genera. La sua evoluzione ha aumentato la responsabilità umana verso nuovi ambiti, le specie viventi, gli ecosistemi naturali, il pianeta nella sua interezza, i costituenti genetici e l’identità biologica della natura umana.

Interdipendenza fra uomo e ambiente. La tecnologia non può essere neutrale, né verso l’ambiente esterno, né verso l’ambiente interno. Più i problemi diventano complessi, maggiore è l’incapacità di pensarli nella loro complessità.

La nostra sfida è delineare nuovi paradigmi che considerino i problemi complessi, costituiti da una molteplicità di dimensioni intrecciate fra loro. Nuovo paradigma per la nuova umanità.

L’umanità “deve” uscire dall’età della guerra e dello sfruttamento incondizionato dell’ambiente. Deve pensarsi unitaria a partire dal pericolo che lega tutti i popoli allo stesso destino, di vita o di morte.

Universale non è in opposizione alla diversità. Si basa sul riconoscimento dell’unità nelle diversità umane e delle diversità nell’unità umana.

L’unità dell’ecosistema globale entro la diversità degli ecosistemi locali.

L’identità delle specie umana ha in sé la possibilità dell’emergenza di una nuova umanità.

Compito ineludibile posto dalla sfida della complessità, è far nascere l’umanità planetaria, una e molteplice.

Maurizio Grandi e Erica Poli

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