DRAMMA, DETERMINAZIONE E SPERANZA, siamo al di sopra della soglia di EMERGENZA

Il valore della speranza è più forte dell’incertezza.

Nel 2015, invece, sono stati 153.000 migranti.

Secondo i dati recentemente diffusi dal Ministero dell’Interno siamo al di sopra della soglia di emergenza, fissata nella misura di 160.000 unità di persone in arrivo.

Il Viminale qualche giorno fa ha reso nota la stima, che si attesta su un totale di circa 200.000 migranti per il 2016.

L’idea è che l’arrivo di poco più di un milione di persone in un anno per un continente (l’Ue a 28) con più di 500 milioni di abitanti, rappresenti un numero troppo alto: un’invasione.

I richiedenti asilo in Italia fino al 6 maggio sono stati 32.889, dei quali oltre 25.000 dall’Africa.

Al momento giunge dall’Africa più dell’80% del flusso di disperati che approdano sulle nostre coste.

Solo nel periodo 4-18 maggio, sono giunti oltre 5000 migranti provenienti in prevalenza da Nigeria, Senegal, Gambia, Guinea e Costa D’Avorio.

L’aspetto socio-economico, ancor prima che politico, è dunque il vero male oscuro che affligge il continente africano: Nigeria, Gambia, Somalia, Libia, Eritrea, Burundi, Guinea sono solo alcuni dei paesi di provenienza delle decine di migliaia di migranti che ogni anno affollano le coste libiche, turche, siriane per tentare il grande salto in Europa.

Il mare è uno strumento di liberazione, perché quelli che partono sanno solo che non possono restare vanno incontro ad una speranza senza alcuna garanzia di sopravvivenza.

I migranti africani che scappano dai loro paesi, non hanno destinazione, non hanno una meta, ma solo la certezza di dover affrontare un viaggio di cui non conoscono il percorso, i tempi le possibilità di successo.

Le parole chiave sono: DRAMMA, DETERMINAZIONE E SPERANZA.

Va la pena guardare, in proposito, un film – Mediterranea – prodotto “low budget” dal regista Jonas Carpignano, che racconta il viaggio degli immigrati provenienti dall’Africa alla ricerca di un futuro,

Questi paesi offrono sempre più spesso alle rispettive popolazioni la sola alternativa d’intraprendere un lungo viaggio verso il nord del pianeta, piuttosto che continuare a vivere sotto il dominio di odi, estremismi religiosi e faide settarie, che fanno della brutalità, della sottomissione e dell’insofferenza alle leggi degli stati laici.

Dai dati dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) emerge che dal 1 gennaio al 18 maggio 2016, i migranti e i rifugiati arrivati sono stati in Europa 196.325, in Italia 33.907, in Grecia 155.975 arrivati attraverso la rotta del Mediterraneo orientale.

Circa il 34% è costituito da bambini.

I minori stranieri non accompagnati sono il dramma nel dramma: nel 2014 sono stati 13.026, nel 2015 sono stati 12.360, dal 1 gennaio al 16 maggio 2016 sono stati 4541.

I minori non accompagnati sono in gran parte nordafricani.

Farli partire verso l’ignoto con un biglietto di sola andata costituisce un gesto estremo di amore e coraggio, un vero e proprio investimento fatto dalla famiglia, che vende tutti i propri beni per mandare il figlio bambino o ragazzino verso una speranza.

Dietro i numeri dei flussi ci sono STORIE DI UOMINI, DONNE E BAMBINI

MILLE persone sono morte la scorsa settimana nel mediterraneo.

Salgono sui gommoni piangendo, scappano dalla persecuzione, dalla morte, dalla violenza.

Padri che lasciano mogli e figli piccoli per cercare un futuro per loro.

Donne ustionate gravemente sui gommoni fatiscenti, che imbarcano acqua e spesso la benzina si miscela con l’acqua di mare.

Di recente un anniversario che dovrebbe far dire a tutti BASTA: il 18 aprile 2015, più di 800 migranti perdevano la vita nel Mar Mediterraneo e lo stesso giorno dell’anno successivo, il 18 aprile 2016, circa 400 persone, in gran parte somale, sono annegate durante la traversata dall’Egitto all’Italia.

Questi numeri dovrebbero sconcertare, indignare, scuotere le nostre coscienze.

Eppure, sembra che alla fine i governi internazionali siano solo interessati a fermare gli arrivi alle frontiere

E non possiamo dimenticare che è’ in atto la più grande deportazione di massa degli ultimi decenni.

Il regime dei confini dell’Unione ha costretto per mesi migliaia di vite umane a vivere in tende piantate nel fango, sospese in un limbo in condizioni estreme. La stampa viene allontanata, per evitare la documentazione da vicino della deportazione dei profughi.

In molti casi i testimoni raccontano che un gran numero di deportati non è stato informato di quanto sarebbe loro accaduto; non è stato permesso loro di portare con sé i propri beni personali; una volta giunti in Turchia, a molti sono stati requisiti telefoni e mezzi per mettersi in contatto con le proprie famiglie o conoscenti.

Che fare?

L‘unico obiettivo possibile per frenare gli arrivi di migranti è SOSTENERE L’ECONOMIA NEI PAESI PIÙ POVERI, perché l’emergenza rifugiati trova l’Europa impotente: sia nel frenare gli arrivi dai paesi di partenza; sia nel ricollocare sul proprio territorio le persone arrivate

“Occorre il passaggio da un’economia liquida a un’economia sociale“ dice Papa Francesco, che ci invita a sognare con Lui “un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo”.

E’ questa l’Europa in cui possiamo riconoscerci: una Europa capace di essere “una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita”.

Scriveva san Pietro in una lettera ai cristiani del suo tempo e lo scrive ad ogni uomo del nostro tempo “…soprattutto conservate tra voi una carità fervente, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare.
Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio” (
4,7-13).

Ognuno faccia quello che può.

Nessuno può pensare che questo dramma non lo riguardi.

Tutti siamo chiamati, ognuno secondo quanto è nelle sua possibilità umane e materiali, a soccorrere i migranti che ci “invadono”, favorendo condizioni di accoglienza e facendo quanto possibile per migliorare l’economia dei Paesi da cui scappano.