Grandi figure di intellettuali, seguaci del platonismo cristiano formulato da Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, sognavano un forte rinnovamento della religione e della politica in Europa.
Nel 1511 esce l’Elogio della Follia, nel 1516 Moro pubblica l’Utopia.

Nel 1517, Erasmo scrive a Leone X, il papa umanista da cui si aspettava grandi cose: «Io prevedo la restituzione alla razza umana delle sue tre grazie maggiori: quell’autentica pietà cristiana che ora è degenerata in tanti modi; lo studio dei classici, finora in parte negletto e in parte corrotto; e quella pubblica e perpetua armonia del mondo cristiano che è sorgente e genitrice della religione e del sapere».

Moro più tardi avrebbe accettato la carica di cancelliere, che l’avrebbe condotto al patibolo da parte del re per la sua rinuncia alle logiche di potere pur di restare fedele a ciò che gli dettava la coscienza.
Erasmo venne a poco a poco isolato sia dai cattolici sia dai protestanti, accusato dai primi di aver acceso la miccia della Riforma con le idee di rinnovamento della Chiesa che da tempo propugnava, dai secondi di aver tradito ciò in cui credeva per viltà.
I campioni del Rinascimento cristiano uscirono sconfitti.
Ma i loro ideali di difesa della libertà di pensiero e di ripudio della guerra sarebbero nei secoli penetrati nella coscienza del cristianesimo europeo.

Tommaso Moro ed Erasmo

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