La scorsa domenica l’emiciclo dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è esplosa in una standing ovation. Infatti i 193 Stati membri, la totalità dei paesi aderenti all’ONU, su un totale di poco più di 200, si sono accordati per sostituire gli Obiettivi del Millennio (MDGs – in scadenza nel 2015) con un nuovo programma ambizioso – gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), nati dalla Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20.

Gli SDGs saranno il risultato di un processo che, prevedendo la più ampia partecipazione di istituzioni nazionali e internazionali, centrali e locali, OSC, accademici e scienziati, rielaborerà gli Obiettivi del Millennio in un’ottica di medio/lungo periodo (sono infatti quasi stati dimezzati i tempi preventivati dagli MDGs come anche sottolineato dal presidente Obama) focalizzando l’attenzione dell’agenda planetaria sullo sviluppo sostenibile.

Una delle direttrici principali di azione, se non la principale, individuata ormai come massima urgenza mondiale, sarà contrastare il cambiamento climatico, riconoscendo quest’ultimo come uno dei principali ostacoli per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile e dell’accesso universale all’acqua potabile e al cibo. In questa prospettiva, è inderogabile, poter disporre di questi beni primari e universali che sono costitutivi dei diritti fondamentali dell’uomo e propedeutici al loro esercizio (Cfr. “Laudato Si” – Papa Francesco). Inoltre: territorio, acqua, cibo, sono fattori chiave per la realizzazione e l’avviamento, di quell’ “economia verde”, basata sull’agricoltura, che essenziale nel processo di costruzione di una autonomia economica, nei paese del terzo e quarto mondo.

La protezione dell’ambiente diventa, dunque, cruciale per eliminare la povertà estrema – si stima che la soglia sia di 1,25 dollari al giorno. La malnutrizione, abbattere la mortalità materna portandola a meno di settanta casi su cento mila nascite, la disponibilità globale delle risorse idriche, mettere fine alla discriminazione e alla violenza contro le donne, costituiscono il fulcro degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile, il cui costo per il mondo è stimato tra i 3,3mila e i 4,5mila miliardi (più uno meno il budget annuo degli USA).

La commissione in seno all’ONU, incaricata dell’elaborazione dei nuovi obiettivi globali post 2015, dopo oltre due anni di lavoro, e due settimane di revisioni, ha stilato, ad oggi, una lista di 17 “goals” (a loro volta suddivisi in 169 mete intermedie misurabili da 320 indicatori) da realizzare entro il 2030:

  • Sradicare la povertà estrema, ovunque e in tutte le sue forme.
  • Porre fine alla fame, realizzare la sicurezza alimentare e garantire adeguato nutrimento per tutti, promuovere l’agricoltura sostenibile.
  • Realizzare condizioni di vita sana per tutti e a tutte le età.
  • Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento permanente per tutti.
  • Realizzare l’eguaglianza di genere, l’empowerment delle donne e delle ragazze ovunque.
  • Garantire acqua e condizioni igienico-sanitarie per tutti in vista di un mondo sostenibile.
  • Assicurare l’accesso a sistemi di energia moderni, sostenibili, sicuri e a prezzi accessibili per tutti.
  • Promuovere una crescita economica sostenuta, inclusiva e sostenibile nonché il lavoro dignitoso per tutti.
  • Promuovere un processo d’industrializzazione sostenibile.
  • Ridurre l’ineguaglianza all’interno e fra le Nazioni.
  • Costruire città e insediamenti umani inclusivi, sicuri e sostenibili.
  • Promuovere modelli di produzione e consumo sostenibili.
  • Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico.
  • Garantire la salvaguardia e l’utilizzo sostenibile delle risorse marine, degli oceani e del mare.
  • Proteggere e ripristinare gli ecosistemi terrestri e arrestare la perdita di biodiversità.
  • Rendere le società pacifiche e inclusive, realizzare lo stato di diritto e garantire istituzioni efficaci e competenti.
  • Rafforzare e incrementare gli strumenti di implementazione e la partnership globale per lo sviluppo sostenibile.

Per quanto riguarda casa nostra, siamo nella fase di raccolta degli input per la definizione degli SDGs, la Commissione Europea ha presentato la Comunicazione (già dallo scorso giugno) relativa alla posizione dell’Unione. I paesi aderenti all’area UE hanno insistito sulla necessità di dare seguito, tra le altre, alle seguenti priorità: povertà, ineguaglianza, salute, sicurezza alimentare, biodiversità, libertà dalla violenza.

Siamo sulla buona strada dunque! È il primo e il più importante dei doni, lasciare alle prossime generazioni, la maggiore completezza e disponibilità delle ricchezze della nostra Bella Terra. Soprattutto una comunità umana che sia veramente e compiutamente eguale, nella dignità e nella libertà, di realizzare pienamente la propria vita.