Cresciuti con “Odissea nello spazio”, di Stankey Kubrich che anticipava macchine automatiche con cibi liquidi preparati per i 199 giorni della Cristoforetti, il film è ormai un ricordo, invasi da distributori automatici e piatti preconfezionati nei supermarket (e non solo).

Al Nordic Food Lab (NFL) di Copenaghen, si studiano gli insetti sardi  sul casu marzu (tradizionale formaggio con le larve), le fermentazioni asiatiche, si produce l’Antygin, distillato della formica rossa del legno delle foreste del Kent, infuse con l’essenza di 62 formiche.
Sarà questo il futuro dell’Umanità per combattere la fame del Mondo determinato dall’aumento della popolazione, inquinamento, deforestazione e surriscaldamento?
Anche se due miliardi li mangiano,il cibo è cultura, storia, terroir.
Insetti nel piatto per tutti è marketing, come in fondo la nostalgia del ritorno alla terra, al biologico, (“vintage” che non esiste) per Millennials che rinnovano un tempo mai vissuto,

 

E se ci riuscisse la terza via.

Alla base, indispensabile, resta il risultato della politica agricola in vigore dopo il 2020. Saranno  proprio loro a dirci come vorranno i campi e cosa vorranno mangiare.
Oggi, malgrado il 40% del budget europeo (300 milioni di euro) sia reinvestito nel comparto agricolo, 85 miliardi allo sviluppo rurale, non si sono risolti i problemi economici/sociali dell’agricoltura.

Forse Loro, nella consapevolezza degli errori, alla ricerca, anche se ancora non cosciente, di una campagna verde, una tavola ricca e salubre, stimoleranno piccole produzioni e un sistema agroalimentare locale e rispettoso del loro ambiente.

Expo 2015 ha consacrato la filiere agroalimentare italiana come modello unico al mondo in grado di soddisfare la crescente domanda di prodotti di alta qualità, sostenibili per l’ambiente.
Raccontare attraverso il cibo ai Millennials la storia, la sapienza, il sacrificio che stanno dietro alle nostre eccellenze.

 

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