Circa 50 milioni di creature nuove non nascono al mondo ogni anno.

Un dato che lascia senza fiato: un aborto ogni 11 secondi.

La buona notizia è che un regista spagnolo,  mostra il coraggio di far vedere alcune cose in un modo diverso, attraverso un’accurata analisi dell’animo umano e di quei valori che trascendono ogni qualificazione religiosa, perché sono legati all’Essere prima ancora che al dover essere. 

Parlo del film Terra di Maria, di Juan Manuel Cotelo, che attraverso quella che pare una spy-story su un presunto movimento rivoluzionario che unisce persone di tutti i continenti, si propone l’obiettivo di indagare le potenzialità rivoluzionarie di una misteriosa Donna che costituisce “il nesso tra la cupola e la base” di tale eversivo movimento.

Una domanda:  cosa trattiene il circuito della distribuzione di questo film  nelle sale italiane?

Una risposta: apparentemente il riferimento costante alla figura di Maria di Nazareth o Virgen de Guadalupe o Gospa di Medjugorje – che chamarLa si voglia – ma ancor di più  il fatto che affronta, in modo libero il tema dell’aborto. 

Libero dalla paura di scatenare quelle polemiche che si agitano quando si tratta un tema che da tabù diviene intoccabile:  ecco cosa ha trasformato questo film in una pellicola destinata ad una nicchia di persone in sale prese in locazione una tantum, in giro per l’Italia.

Il fatto che una cosa sia lecita, in quanto consentita dalla legge, non significa che sia giusta.

Il fatto che una cosa non sia vietata non significa che non sia sbagliata.

L’umanità sta privandosi di un gigantesco e prezioso patrimonio di capitale umano, economico e sociale.

Descrivere il vuoto interiore degli operatori sanitari che per prassi e abitudine svolgono l’attività di interruzione della gravidanza nella loro professione ed elencare lucidamente le dolorose conseguenze negative che sul piano psicologico, emotivo e fisico possono scaturire dalla scelta di compiere un atto di aborto c.d. “terapeutico” costituisce – a mio avviso – un atto giusto. 

La legge 194/78 riconosce il diritto della donna ad interrompere, gratuitamente e nelle strutture pubbliche, la gravidanza indesiderata e la ratio legis e’ chiaramente quella di garantire le donne ed impedire che una scelta difficile della vita di una donna si trasformi da dramma in tragedia. Ma certo, la battaglia condotta negli anni ’70 nel nostro paese ed epilogata con l’approvazione della nota legge nel 1978, non può essere messa in discussione dalla visione di un film e mi domando allora perché non consentirne la visione – attraverso una ampia distribuzione nazionale – consentire magari il sorgere qualche dubbio nella coscienza comune?

La verità non ha quasi mai un volto facile da decifrare.

Va scoperta con la chiarezza e il coraggio di chiamare le cose con il loro nome.

Solo in questo modo la “libertà di scelta” avrà un valore reale.

La libertà deve fondarsi sulla piena consapevolezza di ciò che si sceglie e di ciò che – esercitando il diritto di scegliere – si decide di non scegliere .

L’autodeterminazione dell’individuo merita il massimo rispetto, ma occorre che sia salda la  consapevolezza del fatto  dal 18° giorno di esistenza la vita già “pulsa”: deve sapere che sceglie di non far vivere una persona, che già ha un cuore che batte ed un corredo di  cromosomi e di geni, caratterizzato da quella unicita’ ed irripetibilità che connotano il misterioso mistero della Vita.

La legge sull’aborto consente una grave ingiustizia, rendendo lecita l’uccisione di un  innocente e non riconoscendo in nessun punto che l’aborto è un male in sé, costituendo un illecito, che non tiene conto del diritto naturale. Ma la maggioranza delle persone pensa che la legge 194 sia “solo” una conquista del diritto e una battaglia vinta per la “civiltà”, perché non ne conosce a pieno le sfaccettature, i nei e non ne  considera le gravi ricadute.

Il bello della vita è essere aperti a cambiare idea.

Ma le idee si possono cambiare solo se si ha l’occasione di guardare anche cose nuove e diverse.

Immersi come siamo in un relativismo dilagante, è bello pensare che sia data a tutti  la possibilità di guardare con degli “occhiali” diversi la vita propria ed altrui.

Per questo, ottimisticamente è auspicabile che film come questo possano essere  offerti alla visione di chiunque consulti una nottola cartacea o telematica e non solo di quelli che con passaparola accorrono nelle sale in cui e’episodicamente presente su richiesta : ideale sarebbe che proprio chi non condivide i valori di cui e’portatore lo veda e possa farsi qualche domanda nuova.