«Non siamo altro che alla ricerca della verità di noi stessi e chi cerca la verità la troverà»

(Nag Hammadi, Codice I, Vangelo della Verità).

Maria Maddalena (Antonio Veneziano, XIV secolo)

Maria Maddalena (Antonio Veneziano, XIV secolo)

Torniamo a parlare di Maria Maddalena: particolare figura di donna da quanto emerge dalla testimonianza delle antiche fonti scritte, che ce la descrivono al di là dei limiti culturali del tempo in cui visse. Molto in effetti resta da indagare e più esattamente conoscere su lei e sulla sua opera, partendo da una serie di testimonianze storico-archeologiche ancora solo parzialmente esaminate.

Prima annunciatrice della Resurrezione di Gesù Cristo e assai vicina al Maestro nel corso della sua predicazione – come abbiamo avuto già modo di ricordare in base alla testimonianza dei Vangeli[1] – secondo alcune tesi ricoprì nella comunità apostolica dei primi tempi un ruolo certamente maggiore di quanto sinora ipotizzato. Oggi, alla luce di consapevolezze circa il ruolo della donna nella storia nonché in virtù di una maggiore conoscenza del periodo, possiamo avvicinarci forse più autenticamente a Maria Maddalena sebbene attraverso un percorso non privo di difficoltà oggettive[2].

Tra gli elementi che possono contribuire a dipanare il suo mistero, si annovera quanto i cosiddetti Vangeli gnostici[3] attestano. Essi sono contenuti in alcuni antichi codici detti di Nag Hammadi (sito noto anche con la denominazione di isola elefantina in Egitto) dal luogo in cui vennero ritrovati da un locale, nel 1945, nei pressi di un antico monastero pacomiano[4][5].

I testi risultano scritti in copto su papiro, benché la maggior parte di essi (o forse tutti) siano stati tradotti dal greco. In tali codici sono contenute unità testuali particolari, essenzialmente di carattere filosofico-teologico, raccolte di sentenze e collazioni di materiali ricavati da diverse fonti. Tra i testi più significativi per il nostro assunto, ricordiamo: il cosiddetto Vangelo della Verità, prezioso e definibile per il suo carattere essenzialmente teologico-filosofico (in quanto non costituisce narrazione storica della vita terrena di Gesù); il quarto testo della Biblioteca di Nag Hammadi, ovvero il Vangelo di Tommaso[6], definito “Vangelo” nella sua sezione finale[7] e che raggruppa una serie di sentenze analoghe a quelle che costituiscono lo sfondo dei Vangeli di Matteo e di Luca; il Vangelo di Filippo[8] ove la circostanza per cui Maria Maddalena vi sia designata come “compagna” di Gesù, e l’insistenza sul fatto che Gesù “la baciava”, ha indotto taluni a ipotizzarne il ruolo di moglie. In realtà, il Vangelo di Filippo, si mostra profondamente contrario alla pratica sessuale mentre, al contrario, il bacio santo era uno dei tratti caratteristici delle prime comunità[9]: se queste considerazioni escludono la suddetta congettura, tuttavia non diminuiscono il peso di altre importanti constatazioni, che cercheremo di enucleare. È stato infatti supposto che alcuni dei testi gnostici[10] di cui sopra siano stati scritti dalla stessa Maria Maddalena e che ella fosse a capo di comunità cristiane, addirittura che “l’amato discepolo” Giovanni fosse in realtà Maria di Magdala, alla quale, dunque andrebbe attribuita anche la redazione dell’omonimo Vangelo[11].

Vangelo apocrifo di Giovanni

Vangelo apocrifo di Giovanni

Alla luce dei contenuti particolari dei testi gnostici – salendo nei livelli del discorso spirituale – si è voluto identificare nella figura di Maria Maddalena la parte femminile (Sophia = Sapienza) della rivelazione cristica[12]. D’altro canto, le note dispute connesse alle complesse situazioni politico-religiose del primo Cristianesimo avrebbero poi indotto santa Maria Maddalena al viaggio verso la Francia: in base a quanto premesso sul ruolo effettivo dell’“apostola degli apostoli” nelle prime comunità, ciò probabilmente ebbe conseguenze sulla storia della Chiesa rispetto al suo percorso in quei secoli, nelle alterne vicende tra Oriente e Occidente.

Qui si apre uno scenario ancora diverso sul quale tornare. Alla figura di Maria Maddalena sembra essere saldata, lungo lo scorrere delle epoche, una parte importante dell’evoluzione stessa della Chiesa e dei suoi rapporti con particolari realtà ritenute eretiche: tra tutte, lo gnosticismo, che di sé uniformò la medievale eresia catara, la quale predilegeva proprio santa Maria di Magdala. Torneremo dunque a cercare ulteriori linee sul suo misterioso viaggio (di cui si è fatto cenno nella scorsa puntata) e su verità custodite e protette lungo i secoli anche da quei cavalieri, che si è avuto modo di riconoscere nei Milites Templi. A tale circostanza è connesso il racconto della sua straordinaria maternità, come inizio di una linea di sangue divina trasmessa lungo la linea di successione dei sovrani merovingi e giunta misteriosamente sino a noi[13].

Al di là comunque di quanto ciascuno studio più o meno serio e articolato sia riuscito sino ad oggi a ricostruire, rimane indubbio tanto il valore contenutistico-spirituale dei Vangeli gnostici quanto l’alto livello di emancipazione della figura femminile, che vi viene messo in luce.

Questo sembra essere uno dei maggiori punti di forza di tali testi[14]: il ricoscimento sereno di un Dio Padre e Madre.

 

NOTE

[1] Si veda in ONgood, luglio.

[2] Cfr. anche quanto analizzato in V. Alberici, La chiamavano Maddalena. La donna che per prima incontrò il Risorto, Milano 2015.

[3] Cfr. I Vangeli gnostici, a cura di L. Moraldi, Milano 1995. Cfr. inoltre la traduzione consultabile nel sito: http://it.wikipedia.org/wiki/Codici_di_Nag_Hamm%C3%A2di

[4] Si tratta di un insieme di testi gnostici cristiani e pagani (13 papiri per un totale di 53 testi; è stato più recentemente rinvenuto anche il Vangelo di Giuda), ritrovati nei pressi di Nag Hammâdi, nel dicembre 1945, in una giara di terracotta da un abitante del villaggio di al-Qasr, presso un monastero cenobita pacomiano, nell’isola di Nag Hammâdi. La zona del ritrovamento è situata accanto alla parete rocciosa di Jabal – al Tarif, circa 450 km a sud del Cairo, in Egitto. I papiri rimasero nascosti per lungo tempo: solo in seguito a una complessa vicenda, dopo essere stati dispersi, furono recuperati e messi a disposizione degli studiosi. I testi contenuti nei codici sono, per la maggior parte, scritti gnostici, ma includono anche tre opere appartenenti al Corpus Hermeticum e una parziale traduzione della Repubblica di Platone. Si ipotizza che tali codici appartenessero alla biblioteca di un monastero della zona, e che i monaci li abbiano nascosti per salvarli dalla distruzione, quando si cominciò a considerare lo gnosticismo come eresia. L’opera più importante presente in essi è il Vangelo di Tommaso; è l’unico testo completo noto dell’opera. Grazie a questa scoperta gli studiosi riscontrarono la presenza di frammenti di questi testi nei manoscritti di Ossirinco, scoperti nel 1898, e ne ritrovarono tracce nelle citazioni presenti negli scritti dei Padri della Chiesa. Cfr. N. D. Lewis, I manoscritti di Nag Hammadi. Una biblioteca gnostica del IV secolo, Roma 2014 (1a ristampa 2015). La datazione dei manoscritti risale al III e IV secolo, mentre per i testi greci originali, benché ancora controversa, è generalmente accettata una datazione al I e II.

[5] Pacomio è uno dei padri del monachesimo cenobitico in Egitto, venerato dalle Chiese cattolica, ortodossa, copta vissuto a cavallo tra gli ultimi anni del III secolo e la prima metà del successivo.

[6] Speculativamente denominato Q e citato una volta nel Codice da Vinci: cfr. D. Burstein, Le verità dietro il Codice da Vinci, New York 2004, pp. 221-305.

[7] In apertura il testo è invece definito come una serie di detti segreti.

[8] Cfr. i riferimenti alle note 2-4.

[9] Cfr. i riferimenti alle note 2-4. Cfr. osservazioni storico-contenutistiche sui Vangeli gnostici anche in D. Burstein, Le verità dietro il Codice da Vinci, New York 2004, pp. 91-261.

[10] Lo gnosticismo cristiano si diffuse a partire da Alessandria d’Egitto tra il II-III secolo d. C. Ancorato al neoplatonismo costituisce una rielaborazione illuminata del pensiero filosofico diffuso in tale ambiente in quei secoli.Secondo la gnosi (ovvero “conoscenza”) cristiana la salvezza dipende da una forma di conoscenza superiore e illuminata, frutto del vissuto personale e di un percorso di ricerca della Verità.

[11] Cfr. ad esempio quanto affermato in R. Jusino, Maria Maddalena, autrice del Quarto Vangelo? 1998 (ediz. web); G. M. Bragadin, I cavalieri Templari della daga dorata, Appiano Gentile (CO), 2013, pp. 44-60, 244-249, 276-291

[12] Cfr. i riferimenti alle note 2-4, 6, 11.

[13] Ciò logicamente va al di là del romanzesco aspetto contenuto nella storia narrata da D. Brown, Il Codice da Vinci, 2003.

[14] Che una donna potesse avere per quel periodo simili livelli di conoscenza non è peregrino pensarlo: basti pensare all’altissimo livello culturale di Ipazia, matematica, astronoma e filosofa greca, rappresentante della filosofia neo platonica uccisa purtroppo da una folla di cristiani in tumulto l’8 marzo del 415 d. C.