NOTE STORICO-ARCHEOLOGICHE: LE ORIGINI

All’imbocco della Val di Susa (comune di Sant’Ambrogio torinese) – lungo vie di transito che collegano l’Italia e la Francia da età protostorica –  sorge dai lontani secoli dell’altomedioevo uno dei più significativi complessi architettonici dedicati al culto di San Michele Arcangelo: la Sacra omonima, monumento simbolo del Piemonte, che si erge con i suoi 41 metri sul monte Pirchiriano (962 m. s.l.m.)[1] nelle Alpi Cozie (gruppo del Rocciavré).

Vogliamo cominciare a delinearne da questo numero alcune rapide linee storico-archeologiche con l’intento altresì di aprire la ricerca all’integrazione di nuovi elementi conoscitivi atti a registrarne peculiari caratteristiche connesse all’energia vibrazionale del luogo e risultante dalla localizzazione stessa nonché dalla sinergia esistente tra le strutture della Sacra e le rocce sulle quali essa è edificata[2].

Il sito in virtù della posizione strategica a picco sulla valle, fu interessato da insediamenti di età preistorica. Venne fortificato sin da epoca protostorica (a opera di Liguri e Celti) e fu trasfomato in castrum dai Romani nel I secolo d. C., quando le Alpi Cozie divennero provincia romana. A quanto è oggi possibile ipotizzare, il culto di San Michele dovette essere introdotto anche in quest’area sin dai primi secoli della cristianizzazione (IV-V sec.): in via ipotetica, fu in questa stessa epoca che si insediarono tra le rocce dei monti Caprasio e Pirchiriano monaci eremiti prossimi alla prima opera evangelizzatrice di sant’Eusebio da Vercelli[3].

Planimetria della Sacra

Planimetria della Sacra

Durante il regno longobardo – a partire dall’ultimo trentennio del VI secolo, quando il popolo barbaro scese in Italia –  in Val di Susa vennero erette muraglie e torri a controllo della valle: le cosiddette Chiuse dei Longobardi che avevano lo scopo di contrastare l’avanzata del re dei Franchi, Carlo Magno verso il Piemonte. È plausibile ritenere che a partire da tale fase, sul monte Pirchiriano poté essere eretto un luogo di culto dedicato a san Michele Arcangelo, l’angelo guerriero, protettore eletto dei Longobardi[4]. Nel 773 i Franchi sconfissero i Longobardi alle Chiuse e poterono occupare l’area, interessata tra l’ultimo ventennio del IX secolo e la prima metà del successivo anche da gravi scorrerie e dall’occupazione saracena. Le fasi fondative della Sacra si saldano alla seconda metà del X secolo: in tale arco temporale, si ha notizia dell’eremitaggio sul vicino monte Caprasio di un noto personaggio, san Giovanni Vincenzo, già vescovo di Ravenna[5].  A costui, coevo alla fase dinastica imperiale degli Ottoni  di Sassonia (I-III)[6], la leggenda assegna l’iniziativa della fondazione micaelica[7]. In realtà le informazioni storiche di cui disponiamo identificano in un nobile francese, Ugone di Montboissier, proveniente dall’Alvernia[8], il costruttore della Sacra: egli, in base alle più recenti indagini, avrebbe intrapreso la formidabile opera in riscatto della sua anima tra il 983 e il 987. Lo storico più antico del luogo, il monaco Guglielmo, vissuto nel cenobio annesso al santuario micaelico intorno alla fine dell’XI secolo, autore del Chronicon Coenobii Sancti Michaelis de Clusa pone la fabbrica tra il 966 e l’inizio del pontificato di papa Silvestro II (999-1003),  a sua volta proveniente dall’Auvergne e in precedenza abate di San Colombano di Bobbio. La Sacra così come ci appare oggi è in effetti frutto di complesse fasi costruttive, il cui nucleo pologenetico si trova negli ambienti corrispondenti all’attuale cripta della chiesa, edificata in momenti successivi tra l’XI e il XII secolo. Nella cripta strutture ad archetti di ispirazione bizantina sembrano richiamare l’ambito culturale ravennate vicino a quello di san Giovanni Vincenzo in un periodo che probabilmente vide la presenza presso il santuario di un piccolo nucleo monastico composto da cinque monaci (dunque, piuttosto di carattere eremitico)[9].

La zona absidale della chiesa edificata nella prima metà XII secolo

La zona absidale della chiesa edificata nella prima metà XII secolo

La sezione occidentale dell’edificio ecclesiastico che vi è stato sopra impostato – corrispondente al cosiddetto Coro Vecchio –  sembra essere parte dell’originaria chiesa di Hugon de Montbossier. La sezione della chiesa, che sorge a oriente, fu edificata successivamente, poggiata su possenti strutture alte 26 m, realizzate in pietra grigia-verde  ed inglobò le fasi originarie del sito. Essa evidenzia almeno tre periodizzazioni, la più antica delle quali è esemplata nello stile romanico-normanno (probabile XII secolo) che si distingue nelle tre absidi fortificate a est, realizzate in laterizi rossi di fattura pregiata, assegnabili a fornaci di alto livello produttivo (in fase coeva, vi si notano aperture a croce nella fascia superiore della muratura): tale tipologia muraria rinvia a cantieri e maestranze estremamente avanzati e raffinati. La sezione absidale risulta orientata verso il punto in cui nasce il sole il 29 settembre, giorno dedicato a san Michele arcangelo. La seconda fase (stile romanico di transizione) è  identificata nelle due successive arcate verso ovest, con pilastri a fascio e archi acuti, mentre la terza, caratterizzata da uno stile gotico vicino alla scuola piacentina, si distingue nelle due finestre delle navate minori e nella decorazione del finestrone centrale, il quale fu aperto in parete in un intervento successivo: sull’estradosso di tale arcata sono inserite le figure (in via ipotetica) dei quattro profeti maggiori (Isaia, Geremia, Ezechiele, Daniele) e dei quattro evangelisti (Marco, Matteo, Luca, Giovanni),  mentre alla base è rappresentata l’Annunciazione.

Fiinestra al centro del catino absidale (XII sec,)

Finestra al centro del catino absidale (XII sec,)

Stante il ruolo della Sacra, lungo la via Francigena, fortemente gravitante tra X-XII secolo dal punto di vista amministrativo e culturale in ambito francese, va sottolineato che essa divenne fulcro e fucina di cultura internazionale tra l’XI e il XII secolo, quando da ogni parte dell’Europa illustri personaggi – sovrani, maggiorenti, uomini di cultura –  sceglievano di risiedervi anche per lunghi periodi. Il ruolo simbolico-insediativo rivestito dalla Sacra la salda in effetti a dinamiche territoriali ad ampio raggio, ai percorsi che attraverso la Francia raggiungevano l’Italia e scendevano dalla Pianura padana, attraverso il Centro sino a San Michele al Gargano: la linea energetica che unisce Mont Saint Michel in Normandia alla Sacra e alla grotta pugliese si riflette nei percorsi dei pellegrini: a tale riguardo, il cosiddetto sepolcro dei monaci posto a pochi metri dalla Sacra, un tempietto dei primi secoli del Medioevo, che ricostruisce nel suo impianto ottagonale l’Anastasis ovvero il Santo Sepolcro di Gerusalemme, è indice evidente di presenze vitalmente legate alla Terra Santa.

La Sacra di san Michele vista dal monte Pirchirianus

La Sacra di san Michele vista dal monte Pirchirianus

Il sito stesso della Sacra è un punto di eccezionale concentrazione energetica come sembrano indicare alcune misurazioni realizzate in via sperimentale in varie aree del nucleo santuariale e del monastero: anche questo aspetto sarà il caso di esaminare più da vicino in futuri approfondimenti, che rendano noti alcuni risultati cui è possibile pervenire attraverso metodiche d’indagine in via di attivazione[10].

 

 

 

NOTE

[1] Il toponimo originario Porcarianus (monte dei Porci) fu trasformato in Pirchirianus, quando, secondo l’antica leggenda di fondazione, fu un prodigioso fuoco divino a sancirne la benedizione, svincolandolo significativamente in tal modo da qualsiasi ingerenza del vescovo di Torino.

[2] Si veda per tale argomento, su questo stesso portale, un intervento introduttivo di Maurizio Benfatto in corso di stampa.

[3] Sant’Eusebio di Vercelli (Sardegna, 283 circa -Vercelli, 1º agosto 371) è stato il primo vescovo dell’allora appena sorta Arcidiocesi di Vercelli (IV secolo): patrono di Vercelli oltre che primo vescovo e patrono della intera regione Piemonte.

[4] Come si era verificato nello stesso sito di Sant’Angelo al Gargano che ebbe un’importante fase fondativa-insediativa in età longobarda.

[5] Nativo di Besate (MI), intorno al 955: cfr. G. Orioli-P. Novara, Giovanni da Besate, Ravenna  2010. Discepolo di san Romualdo di Camaldoli fu nominato arcivescovo di Ravenna sotto papa Giovanni XIV nel 983 con il nome di Giovanni X. Resse l’arcidiocesi tra il 983 ed il 998. Suo successore sulla cattedra ravennate fu Gerberto di Aurillac (futuro papa Silvestro II),  nominato arcivescovo il 28 aprile 998 e proveniente dall’Alvernia come il fondatore della Sacra Hugon di Montboissier. Giovanni Vincenzo in quella primavera del 998 si ritirò eremita sul Monte Caprasio in Valle di Susa nelle grotte naturali presso l’abitato di Celle.

[6] In quel periodo il Regno d’Italia fu unito a quello di Germania nel Sacro Romano Impero, e Ottone scelse proprio Ravenna come capitale: se ne intuisce la particolare importanza anche per le fasi iniziali della stessa Sacra.

[7] Secondo il racconto leggendario il santo intraprese la fondazione originaria sul Caprasio, ma angeli nottetempo trasportavano sul Pirchiriano i sassi del nuovo edificio: compresa la volontà divina l’eremita scelse questo monte come luogo di edificazione del santuario dedicato all’Arcangelo.

[8] La regione dell’Alvernia, corrisponde all’odierna Auvergne era una regione della Francia centro meridionale: vari personaggi vennero da quell’area in età coeva alle fasi di fondazione della Sacra: tra questi, il futuro pontefice Silvestro II.

[9] Cfr. L. Branciani, Il Sacro Speco di san Benedetto dall’altomedioevo all’età moderna: una ricostruzione storico-archeologica degli spazi della preghiera e della vita comunitaria , in De Re Monastica V. Gli spazi della vita comunitaria, Roma-Subiaco (RM) 8-10 giugno 2015, a cura di L. Ermini Pani, Spoleto 2016,  pp. 241-242, 261-264.

[10] Si veda quanto precisato a nota 2.