Duomo di Bolzano 18 marzo 2017

«Giuro a te, Adolf Hitler, Führer e cancelliere del Reich, fedeltà e coraggio. Prometto solennemente a te e ai superiori designati da te obbedienza sino alla morte. Che Dio mi assista». Il giuramento delle reclute era scontato per la Germania nazista e i territori occupati e avrebbe dovuto essere così anche il 4 ottobre 1944 nella cittadina di Konitz, nella Prussia orientale. Ma in un cortile gremito di giovani reclute, la mano alzata di un uomo chiese il permesso di parlare. «Signor maresciallo, non posso giurare a questo Führer». Era la voce ferma e decisa, Josef Mayr, 34 anni, per tutti Pepi, originario del maso Nusser, nei pressi di Bolzano. Sapendo a cosa andasse incontro, perché prese quella decisione? «Per motivi religiosi», spiegò al comandante della sua compagnia mettendo per iscritto, qualche più tardi, la sua dichiarazione.

«Se nessuno ha il coraggio di dire loro che è contrario alle idee nazionalsocialiste, non cambierà mai nulla», commentò davanti ai suoi commilitoni Josef. A Mayr-Nusser quel rifiuto gli aprì le porte del carcere, prima a Konitz, poi a Danzica. Morì di broncopolmonite il 24 febbraio 1945 nei pressi di Erlagen sul treno che l’avrebbe portato nel campo di Dachau dov’era prevista la sua fucilazione per alto tradimento.

Il prossimo 18 marzo, vigilia della Festa di san Giuseppe, il servo di Dio Josef Mayr-Nusser verrà beatificato nel duomo di Bolzano dall’arcivescovo Ivo Muser per volontà di papa Francesco resa nota dalla Congregazione per le cause dei santi venerdì scorso.

Un fermo rifiuto per non diventare complice di una guerra efferata, restando coerente con la sua cristianità.

Nella lettera del 27 settembre 1944 alla moglie Hildegard (una settimana prima del suo rifiuto a prestare giuramento)  scrive: «Il doverti gettare nel dolore terreno con la mia professione di fede nel momento decisivo, mi tormenta il cuore, o fedele compagna. Questo dovere di testimoniare ha certamente un valore, è una cosa inevitabile; sono due mondi che si scontrano l’un contro l’altro. In modo troppo chiaro i superiori si sono dimostrati negatori e odiatori di ciò che per noi cattolici è santo ed intoccabile. Prega per me, Hildegard, perché nell’ora della prova possa agire senza paura e senza esitazione, così come è mio dovere davanti a Dio e alla mia coscienza» … «Nemmeno un momento ho dubitato di come debba comportarmi in tale situazione e tu non saresti mia moglie se ti aspettassi qualcosa di diverso da me. Mia diletta, questa consapevolezza, questo accordo tra noi in ciò che abbiamo di più sacro, è per me un indicibile conforto». 

«Dare testimonianza è oggi la nostra unica arma, la più potente, un’arma abbastanza strana. Non spada, non violenza, non denaro, non potere spirituale, nulla di tutto questo ci è necessario per costruire il regno di Cristo sulla terra», scriverà il 15 gennaio 1938 sulla rivista della gioventù cattolica, Jugendwacht.


Card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi

Beatificazione Josef Mayr-Nusser: card. Amato, “ai giovani questa figura può dire molte cose”, come il coraggio di “difendere la propria identità cristiana”

Sabato 18 marzo, nel duomo di Bolzano, il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, presiede la Santa Messa di beatificazione di Josef Mayr-Nusser. Su incarico del Papa sarà lui a proclamare il martire bolzanino beato. Intervistato in esclusiva dai settimanali diocesani “Il Segno” e “Katholisches Sonntagsblatt”, il card. Amato ha sottolineato che, quando si è recato da Papa Francesco per presentargli il dossier su Mayr-Nusser, “il Santo Padre ha detto subito: è una figura meravigliosa di laico, che bisogna veramente mettere sugli altari come modello, come ‘Vorbild’ per i cristiani”. Un modello che dice molto anche a noi oggi, chiamati a restare fedeli ai valori del Vangelo di fronte ad una “cultura debole, così superficiale che nega i valori della bontà, della famiglia, del bene, del vero, della bellezza”. “Credo che per i giovani (perché lui era giovane, visto che è morto a 35 anni) – prosegue il card. Amato – questo uomo, possa dire molte cose. Può dire che uno può difendere la propria identità cristiana con serenità senza dare pugni nello stomaco agli altri, mantenendo però la fermezza. E non aver paura di dire ‘no’, di dire no a Hitler e a tutti gli Hitler grandi e piccoli che possono presentarsi nella vita”.

“Di Josef Mayr-Nusser mi ha colpito in maniera incredibilmente forte il suo no a essere messo tra le SS come combattente. Lui sapeva che con questo no sarebbe stato ucciso: questo è chiaro e sicuro”. A parlare è il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e dei Beati alla vigilia della beatificazione del martire bolzanino, in programma sabato 18 marzo nel duomo di Bolzano. “Un martire non si improvvisa – aggiunge – attraverso la sua straordinaria esperienza di fede e di resistenza antinazista, era preparato sia a decidere per il no, ma anche a subire le conseguenze consapevolmente. Sapendo di essere un padre di famiglia”. Per il card. Amato, Josef Mayr-Nusser ci è di esempio oggi nel rafforzare la nostra identità cristiana: “Lui era innanzitutto un cristiano autentico. Questa è la cosa più importante. Lui non aveva paura di essere cristiano, di essere cattolico”. “Credo che sia un modello straordinario di vita cristiana vissuta da laico, sposato, da padre di famiglia, da lavoratore – aggiunge -. E poi c’è quel suo opporsi, non lottando, ma opporsi all’invasione del male con il discernimento della propria coscienza buona, la retta coscienza il cui fondamentale comandamento è scegliere il bene ed eliminare il male”.


Padre Calloni (postulatore)

“la sua adesione al Vangelo non può scendere a dei compromessi”

“Nel caso di Josef Mayr-Nusser non abbiamo davanti un persecutore, che con la spada taglia testa, fa scorrere il sangue: quando pensiamo ad un martire siamo un po’ abituati a pensare a questo”. Questo è stato il nodo da superare durante la causa di beatificazione del martire bolzanino. Lo rivela il postulatore della causa romana, padre Carlo Calloni, ai lettori del settimanale diocesano “Il Segno”. “Josef Mayr-Nusser muore il 24 febbraio 1945 su un vagone bestiame che lo sta portando verso il campo di concentramento di Dachau – ricorda p. Calloni -. Chiarissima è la sua adesione alla morte anche per Cristo, la sua adesione al Vangelo; ma è stato un poco faticoso dimostrare che nella sua vicenda c’era un persecutore, in carne e ossa e questo persecutore era questo momento storico particolare, questo regime. È stato interessante, ma anche faticoso, far vedere come anche senza lo scorrere del sangue Josef Mayr-Nusser abbia dato la vita per Cristo e per il Vangelo”. Per comprendere tutto questo, fondamentali sono state le lettere scritte da Mayr-Nusser alla moglie Hildegard. “Sicuramente le lettere alla moglie, nell’ultimo periodo della sua vita sono illuminanti – commenta p. Calloni -. Perché lui chiama la stessa Hildegard, la moglie, a riconoscere ciò che lui sta facendo, questo modo di comportarsi coerente al Vangelo è la difesa di tutti quei valori che loro insieme hanno vissuto. E quindi Josef Mayr-Nusser diventa veramente un uomo di una statura cristallina e limpida in questo, la sua adesione al Vangelo non può scendere a dei compromessi”.

La ricorrenza liturgica del nuovo beato sarà celebrata per la prima volta il 3 ottobre 2017.