Rivendichiamo il valore della nostra tradizione culturale, del mondo classico quale rivive e si trasforma nel Rinascimento. La rinascita che gli umanisti costruirono per rappresentare la propria opera e diventò archetipo esemplare di una rigenerazione continua, “promessa di libertà che facciamo a noi stessi e agli altri”, barriera contro le barbarie del presente, contro “il discredito generale del sapere”, “la mancanza di critica e di dibattito, la delegittimazione dei libri”.

In questa stagione che il nostro paese vive tra il secondo Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento uno schizzo, si fa carne, avvicinandosi a un particolare, traendone il succo della storia.

“Anticonformismo leonardiano che ispira”, metamorfosi, fecondazione, come sacro contagio. Espressione della “libertà di rinascere”, Leonardo invita i pittori a osservare le macchie casuali che una spugna lascia su di un muro, così da ricavarne “ varie invenzioni”, e da usarle come “il suono delle campane, nelle quali si può intendere quelle dire quel che a te pare”. Esemplare del gusto sperimentale, del suo interesse per ciò che dura appena (come la goccia di rugiada che cade, o ancora come la tempesta), della sua apertura alla pluralità delle prospettive e delle percezioni, al ruolo dell’osservatore, all’importanza del dubbio.

“Il senso non è dato. E’ costruzione, è fabbrica di messaggi che crescono via via, dilatandosi, ramificandosi, distillandosi magari sulla propaggine”.

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Pubblicato da La Torre di Maurizio Grandi su Sabato 8 agosto 2020

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